POLITICA

ALBANO LAZIALE, POLEMICHE SU RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA CARDUCCI. LA REPLICA DI ANDREASSI “HO IMPARATO A FREGARMENE”

Ad Albano è battaglia per la conservazione del patrimonio naturale di Piazza Carducci, ormai da settimane al centro del dibattito cittadino. L’ultimo episodio di questa controversia coinvolge l’abbattimento dei platani della Piazza, conosciuta come la storica Piazzetta delle Promesse. Nonostante le proposte delle associazioni per alternative che avrebbero consentito di salvare questi alberi monumentali, l’amministrazione comunale ha deciso comunque di abbatterli e sostituirli con cinque grandi aceri rossi.

Da tempo, infatti, gruppi come RiforestiAmo Albano, il Coordinamento Natura & Territorio e l’Alleanza per le Foreste dei Castelli Romani, insieme ad entità come Italia Nostra e i comitati di quartiere, hanno fatto pressione sull’amministrazione comunale per preservare e proteggere il ricco patrimonio arboreo della città. Tuttavia, i lavori in Piazza Carducci sono quasi finiti, con l’annuncio del Sindaco Borelli della piantumazione dei nuovi alberi, nonostante le proteste che hanno portato associazioni e cittadini anche ad avviare una petizione per salvare i platani della piazza.

Già a febbraio, l’assessore ai Lavori Pubblici, Luca Andreassi, aveva fatto sapere che, secondo le perizie redatte dagli esperti agronomi, gli alberi dovevano essere abbattuti. Questo intervento avrebbe poi comportato la realizzazione di una nuova pavimentazione, l’installazione di nuovi arredi e una riorganizzazione degli spazi fino a via Sant’Ambrogio, nonché la pedonalizzazione della piazza. Inoltre, prevista era anche la bonifica delle tubazioni e delle linee elettriche interrate.

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Alla vigilia della piantumazione dei nuovi alberi, Andreassi, con un lungo post su facebook, risponde alle critiche:

“Oggi avrebbe dovuto essere una bella giornata. Stiamo rifacendo una piazza, più bella e funzionale. Stiamo ripiantumando degli alberi, adulti e alti. Forse è una bella giornata. Mi auguro che per le persone che hanno a cuore il bene di Albano lo sia. Io, invece ho un’amarezza profonda. L’amarezza legata a una polemica infinita, in un confronto con parte della popolazione per la quale partecipazione significa essere d’accordo con loro. Altrimenti “sei una merda”. Lo hanno proprio scritto. Ed è un continuo.

E prima i platani. E non citerò le perizie dei due agronomi del Comune che attestavano che quegli alberi fossero un pericolo per la sicurezza. Ma quello che ho visto con i miei occhi. Dai tronchi cavi al platano davanti al gelataio che aveva con le radici fatto un cappio alla tubazione della fogna, rompendola. E, chissà da quanti anni, i liquami andavano a dispersione sottoterra. Con il pavimento che, ricorderete, sprofondava sempre. Ora sappiamo anche il perché.

E poi che non li avremmo mai ripiantati. C’erano i post fino a ieri che dicevano che era evidente, e che loro lo sapevano, che non sarebbero stati ripiantati. Magari pensavano che i buchi che vedevano fossero stati fatti per esplorare il centro della terra. E non andrà bene che ne piantiamo cinque a Piazza Carducci e il sesto altrove. Non va bene perché sei erano e sei devono rimanere. Anche se sei sono troppo vicini e si toglierebbero “il cibo” l’uno con l’altro. Devono stare tutti lì. Forse per l’effetto serra gli avranno detto che devono stare ammucchiati, non so.

E poi la permeabilità del terreno. Non va bene la gettata di cemento, fatta in accordo con la Sovrintendenza per garantire l’impermeabilizzazione e la protezione delle grotte sottostanti, con la raccolta delle acque piovane tramite caditoie e con un sistema di irrigazione sotterraneo. E posso continuare se volete. Magari col colore delle foglie, l’argomento del giorno.

Ho imparato a fregarmene. Mi fa male, ma me ne frego cercando di fare bene il mio lavoro. Cercando di fare il bene di Albano. Ma mi chiedo. Tutte queste cattiverie, spesso fandonie, arroganza, “a che” e “a chi” giovano? Ma magari mi sbaglio. E le persone che hanno scritto di aver sentito l’anima degli alberi che volava in cielo mentre venivano tagliati – dimostrando problemi di udito visto che questi alberi erano praticamente morti – chissà, forse oggi hanno udito l’anima di nuovi alberi – sani, giovani ed in salute – che prende vita.

P.S. Un grazie agli uffici, alla direzione lavoro ed alla ditta che hanno continuato a lavorare con serietà nonostante fossero stati sommersi, senza aver responsabilità alcuna, da una discreta quantità di fango”.

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