POLITICA

ATTO AZIENDALE ASL FROSINONE, INSORGE IL PD: “APPROVATO SENZA ASCOLTARE MAGGIORANZA DEI SINDACI”

Sulla recente approvazione del nuovo atto aziendale della ASL di Frosinone insorge il Partito Democratico. Fantini e Renzi: “ancora tagli ai servizi, discussione andava rimandata”. Battisti: “atto aziendale danneggia il territorio, approvato senza ascoltare la maggioranza dei sindaci”

L’approvazione del nuovo atto aziendale dell’ASL di Frosinone è stato approvato ieri, giovedì 4 luglio, nonostante le polemiche dei giorni precedenti che hanno visto protagonisti alcuni sindaci della provincia che chiedevano un rinvio a causa del poco tempo concesso loro per studiarlo e valutare eventuali proposte di miglioramento per ciascun territorio. A nulla sono servite le proteste, ad esempio, del sindaco di Fumone Campoli e di quello di Cassino Salera, che si sono astenuti dalla votazione, approvata con il consenso di 42 primi cittadini su 91, compreso Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo, che era stato tra i primi a chiedere un rinvio, cambiando idea dopo un tavolo tecnico avuto con la commissaria della ASL Pulvirenti e il presidente del consiglio provinciale di Frosinone Quadrini il giorno prima.

La questione non è quindi passata inosservata ai politici locali, provinciali e regionali, che si sono mobilitati per cercare di andare in contro alle esigenze di ogni territorio. In particolare il Partito Democratico si è fatto portavoce di tutti quei sindaci che chiedevano un rinvio a causa di diversi motivi: non solo il poco tempo concesso per l’approvazione dopo la presentazione della bozza, ma anche il fatto che molti sindaci non avevano neanche ricevuto il documento stesso per analizzarlo.

Leggi anche: NESSUN RINVIO, I SINDACI APPROVANO IL NUOVO ATTO AZIENDALE DELL’ASL DI FROSINONE

“L’approvazione dell’atto aziendale della Asl di Frosinone, alla presenza di circa quaranta sindaci su un totale di 91, è stata fallimentare nel metodo e nel merito. Abbiamo considerato giuste le posizioni della consigliera regionale, Sara Battisti, e di autorevoli sindaci del territorio, in primis del sindaco di Cassino Enzo Salera (a nome della consulta dei sindaci del cassinate) di chiedere la posticipazione della discussione per un confronto più ampio considerata l’importanza dell’atto e i pesanti tagli dei servizi che la provincia di Frosinone ha già subito e continuerà a subire a causa delle scelte dei governi di destra. La sanità pubblica, già allo sbando, non può essere ulteriormente indebolita”. Fanno sapere Luca Fantini, segretario provinciale Pd e Paolo Renzi responsabile sanità Pd. 

Proprio la consigliera regionale Sara Battisti era intervenuta nel merito, criticando fortemente l’approvazione “frettolosa” del nuovo atto aziendale: “Ho trovato assolutamente sbagliato il metodo dell’approvazione dell’atto aziendale della Asl di Frosinone. Tanti sindaci avevano chiesto di posticipare la riunione per avere la possibilità di approfondire gli atti e avviare un confronto costruttivo nel merito. La sanità in questo territorio ha già subito tagli dal governo nazionale e un ridimensionamento dei servizi. Una maggiore attenzione al territorio richiesta dagli amministratori non è stata accolta da Asl e Regione Lazio. Chi si cimenta su calcoli farneticanti sul numero dei cittadini rappresentati, dovrebbe anche sottolineare che meno della metà dei sindaci della provincia ha partecipato alla riunione di questa mattina. Una responsabilità che pesa sulla commissaria. Valuteremo insieme agli amministratori quali azioni intraprendere anche presso la Regione Lazio e faremo un approfondimento per chiedere che alcuni servizi sanitari vengano rafforzati”

“Nel merito – prosegue – questo atto non risolve i problemi strutturali come quello della carenza del personale e del rafforzamento di alcuni servizi fondamentali per la cura dei cittadini. Oltremodo evidenzia gli interventi di edilizia sanitaria e diagnostica, merito di quanto fatto in passato e non di certo dall’attuale amministrazione regionale. Non sono sorpresa: dall’insediamento del Presidente Rocca, tutte le scelte sono impositive, mai condivise. Questo atteggiamento poco democratico, oltre che a svilire il ruolo delle istituzioni, non tiene conto delle reali esigenze dei territori ma degli interessi di chi si schiera politicamente”.

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