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BIODIGESTORE FROSINONE, L’INDIGNAZIONE DEI COMITATI: “4 APRILE, LA GIORNATA DELL’IGNAVIA”

“4 Aprile 2024, la giornata dell’ignavia: ultimo atto per il biodigestore di Frosinone”. Questo il titolo del comunicato stampa diffuso dal coordinamento dei comitati contrari al biodigestore che dovrebbe sorgere a Frosinone.

Nella giornata di ieri si è svolta la Conferenza di Servizi in cui si sarebbe dovuta rilasciare la VIA (Valutazione di Impatto ambientale), necessaria per la realizzazione dell’impianto e per la quale è stata chiesta l’archiviazione dai Comitati. Forte, dunque, l’indignazione generale che prende di mira anche l’amministrazione comunale di Frosinone per non aver agito con fermezza nell’impedire la costruzione del Biodigestore. Già ieri, il sindaco di Patrica si era espresso duramente sui suoi social per l’esito della Conferenza, che avrebbe rimandato la decisione a luglio.

La replica dei Comitati dopo la Conferenza di Servizi sul Biodigestore

Segniamo nei nostri calendari il giorno 4 di aprile 2024, data di convocazione dell’ultima Conferenza di servizi per il rilascio della valutazione di impatto ambientale (VIA) prevedibilmente favorevole al biodigestore della società Maestrale srl di Frosinone. Abbiamo chiesto alla Regione che almeno nell’ultima Conferenza di servizi risponda alle osservazioni che abbiamo depositato sulla istanza di archiviazione della VIA e di non continuare ad ignorare quanto viene rappresentato.

Sarà un giorno triste per la città. A distanza di oltre quattro anni dal suo inizio si concluderà la procedura di VIA del biodigestore anaerobico, necessaria per ottenere l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per la messa in esercizio dell’impianto. Il primo nel nostro capoluogo per dimensione, il terzo in Provincia, dopo quello di Anagni e di Patrica.

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Non abbiamo dubbi nell’affermare che l’Amministrazione comunale ha evitato di porre in atto azioni di sua competenza per fermare questo mega mostro alle porte della città. Il nostro costante impegno non è bastato: la VIA verrà approvata e l’attuale consiliatura del Sindaco Mastrangeli sarà ricordata come quella che non ha fermato il (primo) biodigestore nella città di Frosinone (nonostante fossero abbondantemente scaduti i termini di legge), e non ha chiesto l’archiviazione del procedimento, come abbiamo insistentemente ed inutilmente richiesto noi.

Che fine ha fatto l’impegno promosso dal gruppo consiliare Frosinone Indipendente e votato all’unanimità dal precedente Consiglio comunale contro il biodigestore? Impegno ribadito in campagna elettorale dal Sindaco Mastrangeli, che all’epoca era Assessore ed aveva sottoscritto la mozione di impegno verso la Regione? La politica ha lavorato al contrario per non dare continuità alla responsabilità che si è assunta.

Biodigestore: di cosa stiamo parlando? 

Il biodigestore è un impianto per il trattamento di rifiuti umidi (nel nostro caso FORSU), destinato alla produzione di biometano. Si parla continuamente di transizione energetica per il contrasto al cambiamento climatico e prima di “credere” che il biodigestore sia una soluzione positiva, è opportuno porsi alcune domande.

Quanti rifiuti arriveranno a Frosinone da ogni parte d’Italia? 

Per alimentare l’impianto della Maestrale srl sono previste inizialmente 50.000 tonnellate l’anno di FORSU che, da progetto, potranno arrivare a 90.000. Questi quantitativi si andranno a sommare alle 84.000 di Anagni e alle 100.000 di Patrica, solo per citare alcuni esempi. Stando quindi ai progetti recentemente presentati, in provincia di Frosinone arriveranno 234.000 tonnellate l’anno di FORSU.

Quanti rifiuti produciamo a Frosinone? 

A questa domanda risponde il Catasto Nazionale dei Rifiuti: nel 2022 la città di Frosinone ha prodotto 5.800 tonnellate l’anno di frazione organica di rifiuti umidi. L’intera provincia, in un anno, ha prodotto 41.000 tonnellate. Come se non bastasse i rifiuti indifferenziati da smaltire aumenteranno, a causa dello scarto di lavorazione, che raggiungerà circa il 40% del quantitativo trattato. 

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Da dove arriverà tutta questa quantità di rifiuti? 

Non si sa, perché nel progetto non è specificato: per la FORSU esiste un mercato libero, senza confini territoriali, e non è previsto l’obbligo dello smaltimento in ambiti territoriali ottimali (ATO) autosufficienti. Quindi, per raggiungere i quantitativi necessari ad alimentare il biodigestore di Frosinone i rifiuti arriveranno anche da fuori Regione.

Come arriveranno questi rifiuti?

Con il trasporto su gomma con un incalcolabile danno sanitario ed ambientale dovuto all’ulteriore peggioramento della qualità dell’aria, anche per le emissioni e dispersioni odorigene. Per l’impianto di Frosinone è previsto il passaggio di 9.500 mezzi pesanti l’anno che si muoveranno lungo la SS Monti Lepini, concentrati soprattutto nel tratto del bivio autostrada – bivio Valle Fioretta – Maestrale.

Dove sarà collocato l’impianto di Frosinone e quanto sarà grande?

Sarà collocato vicino il casello autostradale, a 1.500 mt da Corso Lazio. L’impianto occuperà uno spazio grande quanto 6 campi di calcio, in prossimità di aziende soggette alla Direttiva Seveso per rischio incidente rilevante (leggi esplosione).

Investimento e occupazione?

Il progetto della società prevede un investimento di 20 milioni di euro e l’occupazione di 9 addetti.

Il trattamento dei rifiuti è “indolore” per i territori? 

Citiamo qui solo quanto riporta lo studio Eras 2023 del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale (DEP Lazio): “Vivere vicino a discariche aumenta il rischio di malattie gravi come quelle respiratorie, cardiache e cerebrovascolari, in particolare tra le donne, in proporzione all’esposizione, alle emissioni inquinanti. Nel caso dei siti di raccolta dei rifiuti aumenta anche il rischio di tumori.”

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Con quali argomenti i favorevoli al biodigestore sostengono il progetto?

Con l’accusa di essere affetti dalla sindrome Nimby (“Non nel mio giardino”). È stato detto che il sacrificio della Valle del Sacco in termini di salute e inquinamento sia necessario per contrastare il cambiamento climatico e per ridurre le emissioni di CO2. Così Legambiente, che sostiene questo tipo di impianto per la produzione di biogas attraverso il trattamento della FORSU, mentre contrastava attivamente il biodigestore di Anagni non si è opposta con altrettanta forza al progetto della Maestrale srl di Frosinone ed a quello della Recall srl di Patrica, con il risultato di disorientare parte dell’opinione pubblica cittadina.

Ma davvero il SIN Valle del Sacco si può definire un “giardino”?  

Difficile dimenticare di vivere nel SIN della Valle del Sacco, dove le matrici terra ed acqua sono compromesse e in attesa da decenni di caratterizzazione e di bonifica. Impossibile non essere a conoscenza dell’inquinamento dell’aria, avendo raggiunto nel 2023 il primato nazionale negativo per le polveri sottili. Siamo una popolazione affetta da maggiori cause di morbilità, come certificato dalle indagini epidemiologiche del progetto INDACO di Dep Lazio. I nostri giovani hanno superato la Terra dei Fuochi per il rischio di infertilità. Siamo da anni sorvegliati speciali per la caratterizzazione degli inquinanti di terra ed acqua, per le infrazioni alla normativa europea sulla qualità dell’aria e per la diffusione di malattie dovute potenzialmente a cause ambientali. 

Cosa non ha fatto l’attuale Amministrazione comunale?

Gravi le responsabilità del Sindaco, degli Assessori e dei Consiglieri. Abbiamo comunicato a tutti loro che, dal punto di vista procedurale, i tempi per l’approvazione del progetto sono ampiamente scaduti. Era possibile richiedere l’archiviazione e non lo hanno fatto e non lo faranno, allo stato dei fatti, il 4 aprile prossimo.

Dal punto di vista sanitario il Sindaco ha responsabilità primarie proprie: nessuna iniziativa è stata presa a salvaguardia della salute della popolazione. Da ultimo l’Amministrazione ha scientemente deciso di non dare parere di (in)compatibilità territoriale per il rischio incidenti rilevanti come richiesto dal Comando tecnico regionale dei Vigili del Fuoco. 

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Oggetto di pessime strumentalizzazioni politiche ed elettorali “l’affare biodigestore” non è mai stato portato in Consiglio comunale, tanto meno all’attenzione dell’opinione pubblica. Mai si sono cercate alternative per impedire che il rifiuto organico diventasse una risorsa interessante per gli speculatori. Nessuna serietà, nessuna azione concreta, qualche bluff per distogliere l’attenzione sulle proprie inadempienze.

Quello a cui abbiamo assistito in questi anni è stato il teatrino della supina, ipocrita, indolente accettazione del presunto ingrato destino di questo nostro “giardino”: quello di averlo trasformato in una terra senza futuro per i nostri figli, da cui sperare che i giovani vadano via il prima possibile. E se nella popolazione, questa persistente rassegnazione, che dopo anni e anni di promesse non mantenute, rende sordi e ciechi, è più che comprensibile, rimane il giudizio politico negativo verso coloro che, con responsabilità amministrative e sanitarie, mai hanno mosso un dito per difendere la nostra terra da questa ennesima aggressione, pur potendo, pur sapendo. 

Quindi, annotiamo sul calendario il 4 aprile 2024: sarà ricordato come il giorno della vergogna degli ignavi che hanno portato un altro mega mostro a Frosinone.

Comunicato stampa Coordinamento di: Comitato NO biodigestore Frosinone – Valle del Sacco; Comitato residenti Colleferro; Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni; Comitato Selva dei Muli per l’ambiente; Comitato la Rinascita; L’avamposto della Valle del Sacco salute ambiente cultura.

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