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CACCIATORE (SI): FORNI CREMATORI, LA NUOVA FRONTIERA DI SPECULAZIONE A DANNO DEI TERRITORI

Nel silenzio generale nella nostra regione proliferano richieste e progetti di impianti di cremazione. Di seguito la disamina di Marco Cacciatore, Responsabile Ciclo dei rifiuti e Politiche dell’abitare della Segreteria Regionale Sinistra Italiana Lazio su questo fenomeno.

“Il fenomeno degli insediamenti di impianti per la cremazione cimiteriale, è in crescente espansione da anni. Per ragioni di transizione demografica e invecchiamento della popolazione, così come per le molte inefficienza che riguardano la gestione della Pubblica Amministrazione, le politiche cimiteriali giungono spesso sull’orlo del collasso: le estumulazioni vengono fatte a singhiozzo, determinano spesso carenza di spazi per la sepoltura.

Va premesso, per far capire l’importanza dell’argomento, che laddove al decesso di un residente in un Comune, la struttura cimiteriale non riesca a dare sepoltura al defunto, si configurano i presupposti per un reato e per la violazione di un diritto costituzionale, che discende da un diritto umano codificato a livello internazionale – quello alla sepoltura, appunto, per ogni defunto.

Ciò detto, negli anni abbiamo assistito nei territorio del Lazio a una profluvie di richieste insediative, spesso in piccoli Comuni, per fabbisogni spesso in eccesso e sproporzionati rispetto alla media dei morti annui sia del Comune di riferimento che di quelli limitrofi. Come quasi sempre accade nei servizi pubblici affidati a privati, l’esigenza smodata di utili rende smisurati gli insediamenti, permette ai profitti di prevaricare i diritti e rende insopportabile l’insostenibilità: visto l’impatto che un impianto di questo genere può arrecare alla vivibilità, al paesaggio e alle risorse naturali di un territorio.

Dall’inizio dell’attuale Legislatura regionale, solo a titolo esemplificativo, abbiamo assistito a vertenze territoriali di contrasto all’insediamento di diversi impianti di cremazione: da Montasola nel reatino fino a Fondi nel pontino, passando per Ardea e Mentana sul territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, sono molti i casi di insediamenti commisurati alle esigenze di business più che alle reali necessità della popolazione locale, che peraltro per influssi culturali, spesso è reticente a far ricorso a queste procedure per sé e i propri cari al momento del trapasso.

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Questo tipo di impianti, beneficiano della semplificazione normativa di poter essere insediati all’interno o nelle vicinanze dei cimiteri: in deroga ai relativi vincoli, di solito molto stringenti per ogni altro tipo di insediamento.

Stando alle norme, la sentenza del Tar Lazio del 2020, poi confermata dal Consiglio di Stato nel 2022, riconoscendo al Comune la facoltà di poter limitare a un criterio di proporzionalità il funzionamento di un impianto crematorio, ha equiparato questo tipo di trattamento ai sistemi di incenerimento rifiuti, stanti le emissioni causate, e pertanto ne ha stabilito l’assoggettamento al rispetto della Parte V del D. Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale – TUA) sul contenimento delle emissioni. Il resto del quadro normativo di riferimento, invece, conosce non poche torture e contraddizioni.

Oggi questi impianti sono rimessi alle autorizzazioni comunali: il che toglie molto alla possibilità di insediamento secondo le esigenze delle Comunità, per ambiti territoriali e con visione di insieme, determinando invece richieste di realizzazione per singolo Comune e il più delle volte spropositate rispetto alle necessità di tumulazione, per far largo al profitto dei gestori. Non solo. Il Testo Unico Ambientale non li annovera nell’allegato relativo all’assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) o Valutazione Ambientale Strategica (VAS): così determinando l’affievolimento dei controlli ex ante, ai fini della minimizzazione in termini di impatto ambientale – stando alla VIA – e compromettendo una verifica oggettiva sugli insediamenti inseriti nel quadro di una pianificazione, che aderendo alle reali esigenze della popolazione, sappia distribuire sui territori impianti non più smisurati e ad esclusiva misura di profitto – relativamente alla non assoggettabilità a VAS.

In Regione Lazio, la Consigliera Alessandra Zeppieri del Polo Progressista, sta portando avanti una battaglia seguendo da vicino e producendo atti, praticamente su tutte le vertenze che in tema stanno nascendo nei territori regionali. Il pungolo costituito dalla ferma ed efficace opposizione di Alessandra, ha portato a un grande risultato: di recente la Maggioranza di centro-destra, costretta a contraddire molti dei progetti in itinere, anche in Comuni amministrati da Giunte della stessa appartenenza politica – e da esse autorizzati, ha approvato in Consiglio Regionale l’esigenza di redigere e approvare un Piano di Coordinamento Territoriale, che distribuisca questi impianti sui territori in maniera misurata alle stime dei decessi per quadrante o ambito. Medio tempore, nelle more della predisposizione di questo importante strumento, è stata varata una moratoria che sospende la realizzazione di tutti gli impianti di tal fatta, anche se già autorizzati. Un grande risultato per Alessandra Zeppieri.

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Sinistra Italiana, orgogliosa di averla appoggiata alle scorse elezioni regionali, si sente più che ben rappresentata da questo tipo di battaglie e posizioni. Ora sarà necessario, mantenendo il contatto con le singole vertenze territoriali, saper garantire proposte fattive per la disciplina di questi insediamenti, rimettendoli a criteri di sostenibilità.”

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