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CARCERE: “RECIDIVA ZERO”, IL CONVEGNO DEL CNEL PER PROMUOVERE IL LAVORO TRA I DETENUTI

Il panorama carcerario italiano continua a mostrare cifre preoccupanti, con oltre 61.000 detenuti e un tasso di sovraffollamento del 119%. Una statistica che sottolinea una realtà complessa e problematica, dove sei detenuti su dieci hanno già trascorso almeno una volta del tempo dietro le sbarre, rappresentando il 60% della popolazione carceraria complessiva.

Questi dati servono da spunto per affrontare l’importante obiettivo di ridurre al minimo la recidiva, garantendo ai detenuti gli strumenti e le opportunità necessarie per reinserirsi positivamente nella società dopo aver scontato la loro pena. Questo è stato il fulcro del convegno “Recidiva zero. Studio, formazione e lavoro in carcere”, promosso dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), che si è svolto il 16 aprile.

L’evento ha visto la partecipazione del presidente del CNEL, Renato Brunetta, e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Importanti contributi sono giunti anche dal sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Ostellari, dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), Giovanni Russo, e dal presidente del collegio del Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Private della Libertà, Felice Maurizio d’Ettore. A completare il quadro, è intervenuto anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Matteo Zuppi, offrendo un punto di vista diversificato sulla questione.

Il convegno si è svolto in linea con un accordo interistituzionale stipulato il 13 giugno 2023 tra il CNEL e il Ministero della Giustizia, focalizzato sulla formazione e il lavoro sia all’interno che all’esterno del contesto carcerario. Questo accordo ha dato vita a una serie di collaborazioni con vari attori del settore, inclusi organismi come la Cassa delle Ammende, le cabine di regia regionali, i poli universitari penitenziari della CRUI e le reti dei Garanti territoriali, solo per citarne alcuni.

L’obiettivo dichiarato è quello di elaborare una vasta gamma di proposte e istituire un Segretariato permanente presso il CNEL. Questo ente avrà il compito di coordinare le azioni tra soggetti pubblici, parti sociali e terzo settore, fungendo da motore propulsivo per l’attuazione delle iniziative concordate tra diverse istituzioni e attori sociali.

Durante l’evento sono stati presentati numerosi casi di successo e buone pratiche già implementate sul territorio nazionale, dimostrando che investire nella formazione e nel lavoro dei detenuti può portare a risultati tangibili. In una sala adibita a mostra, è stato possibile ammirare una selezione di prodotti realizzati dai detenuti, testimonianza del loro impegno e delle loro capacità.

Rieducazione e reinserimento

La ricerca empirica ha dimostrato che c’è una connessione tra il tipo di lavoro che una persona svolge e la probabilità che commetta reati. Studi hanno confermato che quando c’è instabilità lavorativa o un alto tasso di disoccupazione, si registrano più arresti. Non solo la disoccupazione aumenta il rischio di coinvolgimento in attività criminali a livello individuale, ma influisce anche sull’identità e sull’autostima della persona.

Inoltre, il tasso di criminalità diminuisce quando il livello di salario legale aumenta, e c’è una tendenza per i proventi illegali a diminuire man mano che aumentano i guadagni legali. Si è osservato che la criminalità è spesso associata a condizioni sociali svantaggiate, in particolare alla disoccupazione, e che coloro che erano disoccupati prima di essere incarcerati sono più inclini a partecipare a programmi di formazione, a trovare lavoro dopo il periodo di detenzione e a ridurre il rischio di recidiva. È evidente che le iniziative di formazione e di inserimento lavorativo durante il periodo finale della detenzione sono cruciali per preparare e guidare efficacemente i detenuti verso una reintegrazione nella società.

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La riabilitazione dei detenuti rappresenta un obiettivo di policy molto complesso, poiché coinvolge una serie di fattori diversi, tra cui contestuali, personali e legati all’esperienza in carcere. Nella pianificazione e nell’attuazione di programmi e politiche pubbliche per favorire la rieducazione e il reinserimento dei detenuti, è essenziale considerare alcuni fattori fondamentali tra cui: la complessa gestione della collaborazione tra amministrazione penitenziaria e soggetti esterni; la necessità di affrontare la molteplicità di problematiche che emergono dopo il rilascio dei detenuti; il costante mutare dei problemi sociali, per i quali diventa essenziale adottare un approccio a lungo termine che favorisca un reinserimento stabile e duraturo.

In questa prospettiva, l’istituzione di un “Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale”, votato all’unanimità il 19 marzo dall’Assemblea del CNEL, mira a facilitare il funzionamento del sistema di governance istituzionale e a promuovere un’interazione costante con le forze sociali, economiche e del lavoro. La sua finalità primaria è quella di incrementare l’occupabilità dei detenuti e di ridurre drasticamente la recidiva attraverso la creazione di sinergie tra diverse istituzioni e attori sociali.

Nordio: “serve un ponte tra carcere e imprese”

“Quel che stiamo facendo- ha dichiarato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio – è mettere insieme l’impegno e le capacità del CNEL con gli sforzi e la volontà del Ministero della Giustizia. Non faremo miracoli dall’oggi al domani, ma possiamo realizzare una sinergia programmata, non lasciata al solo volontariato. L’obiettivo è avere in ogni carcere o luogo di detenzione alternativa la possibilità di fare apprendere alle persone detenute un lavoro, in modo tale che possano riuscire a trovarlo una volta liberate. Serve un ponte tra carcere e imprese, orientato al dopo, così da permettere a una persona quando esce dal carcere di avere già una sua sistemazione”.

Ostellari: “impiegare il tempo per imparare un mestiere”

“Questo incontro – ha detto Andrea Ostellari, Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia – è il frutto di un lungo lavoro, fatto dal CNEL e dal DAP e soprattutto dai tanti uomini e donne impegnate sui territori, che lavorano in un ambito molto difficile. Il vero miracolo non è solo la recidiva zero ma aiutare il paese a fare sistema, per definire un “modello” di percorso di rieducazione. Stiamo lavorando sul tema dell’esecuzione della pena attenuata, non stiamo parlando di sconti ma vogliamo affrontare il tema per dare una soluzione diversa. Noi possiamo impiegare il tempo di esecuzione della sentenza di condanna non più per guardare il soffitto ma per pensare a come imparare un mestiere e come formarsi”.

Russo: “i detenuti devono uscire con maggior cultura e professionalizzazione”

“In un anno o poco più – ha affermato Giovanni Russo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (DAP) – le spese che la Cassa delle ammende sostiene per contribuire allo sviluppo del lavoro in carcere sono passate da 9 milioni a 30 milioni di euro. In questi primi mesi del 2024 oltre 600 imprese hanno fatto richiesta di sgravi fiscali. Questi sono già risultati importanti. Ora con il CNEL vogliamo andare oltre e offrire una visione nuova, perché la detenzione divenga uno spazio di tempo durante il quale inserire la nostra missione costituzionale, la rieducazione. Vogliamo che gli istituti penitenziari siano luoghi da cui i detenuti escano con maggiore cultura e maggiore professionalizzazione”.

D’Ettore: “necessario definire modelli di reinserimento”

“In tema di diritto al lavoro delle persone detenute, l’azione interistituzionale – ha sottolineato Felice Maurizio D’Ettore, Garante Nazionale dei Diritti delle Persone private della libertà Personale (GNPL) – deve volgere con decisione verso la praticabilità di un’offerta lavorativa permeata dai principi dell’art. 4 della nostra Costituzione: effettività di tale diritto e diritto-dovere di lavorare per contribuire al progresso della società e mantenere un legame con la collettività libera. In quest’alveo si pone la collaborazione del GNPL con il CNEL. La comune tensione verso lo sviluppo di modelli che favoriscano in concreto il reinserimento nella società ha motivato questo impegno congiunto”.

Pagniello (Caritas): “i detenuti devono essere accompagnati nella società”

“Il carcere è una realtà complessa – ha affermato don Marco Pagniello, direttore Caritas Italiana – che interpella tutti noi e spero non ci si fermi agli auspici. Va messo al centro il tema della povertà educativa, perché la storia dei detenuti nasce spesso dalla povertà, economica, culturale ed educativa che non riguarda solo i minori. Il lavoro è importante ma i detenuti devono essere accompagnati nella società, non dobbiamo lasciarli soli, se vengono lasciati soli non ci sarà mai recidiva zero”.

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