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CASE DISABITATE IN PROVINCIA DI FROSINONE

L’Italia affronta una situazione peculiare nel panorama immobiliare: quasi un quarto delle abitazioni non è permanentemente occupato. La ricerca di Openpolis, sfruttando i dati dell’Istat, ha gettato luce su questa realtà, evidenziando differenze significative tra le varie zone del paese, comprese le case disabitate in provincia di Frosinone.

Openpolis ha osservato che il fenomeno delle abitazioni non permanentemente occupate si accentua all’aumentare della distanza dai comuni centrali. Nei comuni polo, l’incidenza è del 16,9%, aumentando progressivamente fino al 56,3% nei comuni ultraperiferici. Questa tendenza è ancora più marcata nelle aree montane interne, dove il 47% delle abitazioni non è occupato stabilmente.

Nei centri maggiori della provincia di Frosinone, si registra un’ampia variazione nelle percentuali di case non abitualmente occupate. Alatri presenta un 15,8%, Sora il 17,9%, e Ceccano il 15,7%. Anagni e Ferentino emergono con le percentuali più elevate tra le grandi città, rispettivamente 23,7% e 23,2%. Anche Veroli mostra un dato rilevante con il 20,7%. Queste cifre evidenziano come il fenomeno non sia limitato alle sole aree montane o periferiche, ma interessi anche centri urbani di dimensioni considerevoli.

Estendendo l’analisi ai centri con almeno 7.000 residenti, emergono altre realtà significative. Pontecorvo registra un 21,1%, Monte San Giovanni Campano il 19,8% e Isola del Liri addirittura il 25,9%. In contrasto, Boville Ernica si attesta all’11,4% e Ceprano al 18,9%. Paliano e Cervaro mostrano percentuali ancora più elevate, rispettivamente 31,3% e 21,5%.

Un caso a parte è rappresentato da Fiuggi, una località nota per il turismo termale, dove il 35,2% delle abitazioni non è occupato stabilmente. Queste case sono spesso utilizzate come seconde abitazioni o destinate ai vacanzieri, specialmente nel periodo estivo. Una situazione simile si riscontra in comuni montani come Filettino, con un’eccezionale percentuale dell’89,8%, che sfrutta la sua posizione privilegiata vicino alle piste da sci, e Trevi Nel Lazio, con il 73,2%, dove gli Altipiani di Arcinazzo giocano un ruolo significativo anche per il comune di Piglio (44,9%). In Valle di Comino, le cifre sono altrettanto significative: Settefrati con il 64,3% e San Donato Val di Comino con il 58,2%.

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La provincia di Sondrio emerge come quella con la percentuale più alta di case non permanentemente occupate (56,1%), mentre Prato si attesta all’opposto dello spettro con solo il 7,8%. Queste differenze sottolineano un fenomeno complesso e multifattoriale, influenzato da fattori quali la distribuzione geografica, l’attrattività turistica e le dinamiche demografiche.

Openpolis rileva che nelle ultime decadi si è assistito a uno spostamento della popolazione verso le aree centrali, ricche di servizi e opportunità lavorative. Questo ha portato a una scarsità di abitazioni nelle zone attrattive, mentre nelle aree più distanti si osserva un incremento delle strutture non abitate o utilizzate come seconde case.

In conclusione, il fenomeno delle abitazioni non permanentemente occupate in Italia presenta sfaccettature diverse a seconda delle aree geografiche, con implicazioni importanti per la pianificazione urbana e lo sviluppo locale. Il quadro fornito da Openpolis evidenzia la necessità di politiche abitative e territoriali mirate, capaci di rispondere efficacemente alle esigenze specifiche di ogni area.

Foto di repertorio

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