Ambrosi: «Un progetto nato con questa Amministrazione, capace di unire musica, archeologia ed eccellenze del territorio»
Si è conclusa la quinta edizione di Jazz in Domus, che il 26 e 27 agosto ha riportato musica e cultura nella Villa Romana del Casale di Madonna del Piano.

Un traguardo che il sindaco Leonardo Ambrosi ha legato simbolicamente ai cinque anni dell’attuale Amministrazione: «Abbiamo continuato a sostenere le manifestazioni storiche che hanno portato lontano il nome di Castro dei Volsci, ma volevamo costruire anche un progetto nuovo, tutto nostro. Jazz in Domus è nato così ed è cresciuto anno dopo anno».
Un progetto nato dall’intuizione e soprattutto dal lavoro del consigliere delegato alla Cultura Luca Marzella. «A lui va un plauso particolare – ha sottolineato Ambrosi – perché inizia a lavorare al festival praticamente appena archiviato “Il Paese diventa Presepe”. Gira teatri e piazze del Centro Italia, ascolta artisti e gruppi, alla ricerca delle proposte migliori e più adatte al nostro pubblico. A me spetta poi il compito, spesso più difficile, di trovare le risorse per trasformare i suoi sogni e i suoi progetti in realtà».
Da qui il ringraziamento ad ARSIAL, alla Regione Lazio e all’assessore regionale Giancarlo Righini, per il contributo che ha consentito di realizzare le due serate e il percorso di degustazione dei prodotti tipici del Lazio, curato dall’assessorato comunale all’Agricoltura.
Due appuntamenti diversi: il primo con Patrizia Conte, vincitrice di The Voice Senior 2025, davanti a un’area archeologica gremita; il secondo con Andrea Avena Project e Le avventure del Principe Achmed, per un viaggio tra musica e cinema.
Grande spazio anche alla valorizzazione della Villa Romana, che proprio grazie al festival molti hanno avuto occasione di visitare per la prima volta. Preziosa la collaborazione della Soprintendenza, con la dott.ssa Daniela Quadrino, che ha accompagnato i visitatori alla scoperta del cantiere e dell’intervento di restauro in corso, il più importante degli ultimi quarant’anni, per circa 600 mila euro.
«Jazz in Domus è ciò che immaginavamo cinque anni fa: non solo musica, ma uno strumento per far incontrare cultura, archeologia e promozione del territorio».
Un ringraziamento corale è stato espresso a tecnici, fonici, Protezione Civile, personale sanitario e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita e alla sicurezza della manifestazione.

