Un lungo corteo ha attraversato questa mattina le strade di Colleferro per dire basta alle morti sul lavoro. Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione “Mai più”, unendo istituzioni, sindacati, associazioni, realtà religiose e cittadini in una giornata di memoria, dolore e impegno civile.
La mattinata si è aperta alle ore 9 al cimitero, dove è stato reso omaggio ai caduti sul lavoro del 7 febbraio 1929, nel giorno del loro anniversario. Un momento carico di significato che ha fatto da preludio alla manifestazione principale, partita alle 10.30 dallo Scalo.
Il percorso del corteo ha toccato luoghi altamente simbolici per la storia industriale e sociale del territorio: dalle Fabbriche di via Romana a Largo Oberdan, passando per la piazza dedicata a Willy Monteiro Duarte, fino a via Bruno Buozzi. L’arrivo in piazza Italia ha segnato il momento conclusivo della giornata, con gli interventi ufficiali e, soprattutto, con le testimonianze delle famiglie delle vittime. Ai sindaci presenti è stato chiesto di indossare la fascia tricolore, gesto che ha voluto rappresentare unità, rispetto e responsabilità istituzionale.
In ricordo di Sergio ed Erri e tutte le altre vittime
L’iniziativa nasce come risposta alle recenti tragedie che hanno colpito il territorio: le morti sul lavoro di Sergio Albanese, di Colleferro, ed Erri Talone, di Artena, hanno riaperto una ferita mai rimarginata e riportato al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un dolore che le comunità locali vogliono trasformare in impegno concreto, affinché simili eventi non si ripetano.
Forte e toccante l’intervento della sindaca di Artena, Silvia Carrocci, che ha ricordato come il 7 febbraio del 1929 perse la vita in fabbrica a Colleferro Tobia Talone, giovane artenese di 34 anni: “Nella stessa data, oggi, abbiamo ricordato le vittime sul lavoro del nostro territorio. L’ultima delle quali è stato Erri Talone, artenese di 41 anni. Quasi cento anni separano queste due immani tragedie. I passi avanti sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro sono stati sicuramente fatti, ma non sono ancora abbastanza. Il lavoro è il fondamento della nostra Repubblica, è il primo articolo della Costituzione, è l’ impalcatura su cui si regge la libertà delle persone. Oggi ci siamo ritrovati istituzioni, sindacati, associazioni, parrocchie, cittadini e le famiglie delle vittime e abbiamo ricordato perché, innanzitutto, bisogna curare l’indifferenza. Quell’indifferenza che rischia di farci sprofondare nell’assuefazione di chi si abitua all’idea che si possa morire per lavoro. La piaga delle morti sul lavoro si cura. L’importante è non smettere mai di camminare”.
Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna ha sottolineato come il progresso non abbia ancora cancellato questa tragedia: “Ci siamo illusi che il progresso potesse mettere la parola fine alle morti sul lavoro. In poco tempo due lavoratori nelle nostre comunità hanno perso la vita. È inaccettabile”.
Sulla stessa linea Domenico Alfieri, sindaco di Paliano, che ha ringraziato i sindaci di Colleferro e Artena per l’organizzazione della manifestazione: “Una manifestazione intensa e partecipatissima, con sindaci, deputati, organizzazioni sindacali, lavoratori e cittadini uniti per dire basta alle morti sul lavoro e per chiedere a questo Governo investimenti veri in sicurezza, formazione e sostegno alle imprese. Il nostro territorio ha pagato un prezzo altissimo: troppe vittime, troppi drammi. Non possiamo più accettarlo. È ora di dire basta. Mai più.”
Alla manifestazione hanno aderito e partecipato numerosi comuni del territorio, tra cui Valmontone, Castel San Pietro Romano, Labico, Montelanico, Carpineto Romano, Cave, Segni, Colonna, Cervara di Roma, Zagarolo, Paliano, Gavignano, Serrone, Ciciliano, Sambuci e Rocca di Cave. Massiccia anche la presenza sindacale, con CISL, CGIL, UIL e USB a tutti i livelli territoriali e di categoria. Presenti esponenti di primo piano della politica nazionale e regionale. Importante anche la partecipazione del mondo associativo e religioso.
Una giornata di memoria e denuncia, ma anche di responsabilità collettiva: Colleferro ha camminato unita per trasformare il dolore in azione e ribadire con forza un messaggio semplice e imprescindibile: lavorare non deve mai significare morire.
