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EMENDAMENTO ‘PRO-VITA’ DI FDI. FORTI CRITICHE DALL’OPPOSIZIONE: “ENNESIMO ATTACCO AI DIRITTI DELLE DONNE”

Approvato alla Camera l’emendamento di FDI ‘Pro-vita’ che permetterebbe alle associazioni antiabortiste di entrare nei consultori. Forti critiche delle opposizioni che accusano il governo di attaccare nuovamente i diritti delle donne all’autodeterminazione. Ma per i favorevoli “l’emendamento Malagola non prevede alcuna riforma né tantomeno inficia e/o modifica i contenuti della legge n.194/78”.

Le critiche delle opposizioni

“La destra mette ancora una volta in discussione l’autodeterminazione femminile, proprio mentre pochi giorni fa a Bruxelles è stata approvata una risoluzione per inserire l’aborto tra i diritti fondamentali dell’Ue. Un tentativo vergognoso di smontare, pezzo per pezzo, la 194 con la presenza della associazioni pro-vita nei consultori. Combatteremo l’ennesimo attacco alle libertà e ai diritti delle donne di disporre del proprio corpo e di autodeterminarsi”. Così in una nota Sara Battisti, consigliera regionale Pd del Lazio in riferimento all’emendamento ‘Pro-vita’ di Lorenzo Malagola (Fratelli d’Italia) inserito nel decreto legge del PNRR, approvato ieri alla Camera con 185 voti favorevoli, 115 contrari e 4 astenuti.

L’emendamento ha scatenato un acceso dibattito politico e ha spostato di nuovo l’attenzione sulla legge 194 e sul diritto all’aborto. Forti critiche sono arrivate dalle opposizioni che lo hanno definito un’offesa ai diritti delle donne e alla loro autodeterminazione. In particolare, il coinvolgimento delle “associazioni pro-life” all’interno dei consultori femminili è stato oggetto di dura contestazione da parte di esponenti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico.

Per Adriano Zuccalà, Capogruppo M5S Regione Lazio, l’emendamento di Fratelli d’Italia rappresenta: “Un attacco inaccettabile alla legge 194” e aggiunge che: “Nascondersi dietro un emendamento al PNRR per spianare la strada all’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori è un atto politico scellerato e fuori dal mondo. Meloni deve smetterla di usare la denatalità per colpire le donne e i diritti duramente conquistati. Dovrebbe impiegare forze e risorse per difendere la 194, che è continuamente sotto attacco, anche oggi che l’Europa definisce l’aborto un diritto fondamentale. E invece il suo governo cosa fa? Usa strumentalmente il calo delle nascite per colpevolizzare le donne e fare propaganda sulla loro pelle”.

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Secondo le opposizioni, dunque, la modifica proposta avvantaggerebbe le associazioni antiabortiste, permettendo loro di operare all’interno dei consultori. Questa preoccupazione deriva dall’ampio riferimento ai “soggetti del Terzo settore” nell’emendamento, il quale potrebbe includere tali organizzazioni.

“L’emendamento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal deputato Lorenzo Malagola di Fratelli d’Italia, e già approvato in commissione Bilancio, ha invece proprio l’intento di portare associazioni ProVita all’interno di spazi laici, garanti dei diritti di tuttə e presidi fondamentali per i territori“. Così Alessandra Zeppieri, consigliera regionale del Lazio per il Polo Progressista, che aggiunge: “Mentre però a loro continuano ad essere tagliati i fondi, depotenziandoli e rendendoli di fatto inefficaci e incapaci di rispondere a una necessità continua, si finanziano associazioni che hanno nel loro intento proprio quello di limitare fortemente il diritto all’aborto. Associazioni, che è bene ricordare, vogliono imporre alle persone che hanno deciso di abortire di ascoltare il battito del feto. E se il Parlamento europeo pochi giorni fa ha votato a favore dell’inserimento del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, noi siamo ancora alle prese con questa destra prepotente, rovinosa in tema di diritti e che cerca di invadere spazi con le sue ramificazioni associative”.

Per la maggioranza la 194 “non subirà modifiche”

Dall’altra parte, i sostenitori dell’emendamento argomentano che esso si conforma alla legge 194 del 1978, la quale prevede che i consultori familiari supportino le donne in gravidanza e promuovano alternative all’aborto. Pertanto, l’inclusione delle realtà del Terzo settore con esperienza nel sostegno alla maternità sarebbe coerente con gli obiettivi di questa legge. Anche il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani di Forza Italia, ha rassicurato che la legge 194 non subirà modifiche sostanziali, sottolineando la necessità di “non demonizzare coloro che sono contrari all’aborto”.

“La proposta, per contro, ribadisce quanto già previsto dalla legge n. 194/78 (art. 2, comma 2) ovvero che i consultori, senza oneri per lo Stato, possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita“, ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Tommaso Foti.

La discussione è destinata a continuare, poiché il disegno di legge dovrà ancora superare l’esame del Senato dopo l’approvazione del testo, attesa per giovedì 18 aprile.

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Il caso della Regione Lazio

Lo scorso agosto, la consigliera regionale PD Eleonora Mattia, ha depositato nel consiglio regionale del Lazio un’interrogazione sulla delibera della Giunta Rocca che apriva la gestione del bonus neomamme alle associazioni Pro Vita ed escludeva i consultori familiari, denunciando come questo atto fosse “un nuovo, subdolo, attacco alla legge 194 per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza”.

Mattia faceva riferimento al bando regionale del progetto ‘Maternità Fragile’, che destina alle neomamme in difficoltà un sostegno economico che va dai 2.500 euro fino ad un massimo di 5.000 euro per acquistare beni e servizi essenziali per la prima infanzia, proposto dall’assessora alla Cultura, alle Pari Opportunità, alla Famiglia e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio, Simona Baldassarre. Il bando, però, esclude i consultori familiari dal bonus come realtà che possono aiutare le donne incinte che fanno domanda, e allo stesso tempo invita le stesse a consultare i centri di aiuto per la vita, gestiti principalmente da associazioni Pro-Vita.

Sull’argomento torna Eleonora Mattia, che afferma: “Politiche simili si sono diffuse poi in altre regioni governate dalla destra e ora la stessa cosa sta accadendo a livello nazionale con l’emendamento di FdI al Pnrr. Una politica conservatrice, che inserisce la retromarcia sui diritti acquisiti, pur di fare propaganda becera sul corpo delle donne, e che è in netta controtendenza con quanto sta accadendo nell’Unione Europea, ovvero a pochi giorni dal voto favorevole del Parlamento europeo per l’inserimento dell’interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Ecco la destra di Governo che getta la maschera: retrograda ed antieuropeista. Non ammettiamo passi indietro sui diritti. Ce lo dicono le nostre leggi nazionali e, stavolta, ce lo dice anche l’Europa.”

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