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ATTUALITA'

Ferentino, APS Stare Insieme: “La Messa alla Prova tra Giustizia e Comunità”

Valentina CoccarelliValentina Coccarelli—28 Aprile 2026
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Trasformare l’errore in un’opportunità di crescita e ricucire lo strappo tra il singolo e la collettività. Nella giornata di ieri, la sede dell’APS “Stare Insieme” di Ferentino ha ospitato il convegno “La Messa alla Prova tra Giustizia e Comunità”, un appuntamento di alto profilo patrocinato dal Ministero della Giustizia.

L’incontro ha sviscerato la complessità giuridica e umana della sospensione del procedimento penale, ponendo l’accento sulla riparazione del danno sociale come alternativa alla pura sanzione. Particolarmente significativa la partecipazione degli studenti dell’ITIS “Alessandro Volta” di Frosinone: a loro è stato affidato il compito di recepire un messaggio di legalità che, partendo dai banchi di scuola, mira a costruire una coscienza civile consapevole e orientata al bene comune.

Ferentino, APS Stare Insieme: “La Messa alla Prova tra Giustizia e Comunità”

Il Sindaco Fiorletta: «Giustizia e rieducazione per una società che accoglie chi ha sbagliato»

Il Sindaco di Ferentino, Piergianni Fiorletta, ha sottolineato come la giustizia debba guardare all’uomo prima che al reato: «Quando una persona compie un crimine, che sia un ragazzo di 15 anni o un settantenne, il nostro diritto penale ci dice che va aiutata per reintegrarla. Siamo una società che accoglie, una società solidale e in questa sede è stato realizzato un percorso di integrazione che spero faccia riflettere chi ha sbagliato».

Leggi anche: Ferentino in blu, “Giornata della Consapevolezza sull’Autismo”

Fiorletta ha poi lanciato un monito sulla tendenza al giudizio sommario: «Il fine ultimo di una società civile è quello di orientarsi verso un’etica del rispetto, estendendola anche a chi ha commesso degli errori. Purtroppo, viviamo in una realtà che spesso fatica a perdonare e che ha il grande difetto di parlare troppo e a sproposito. In questo contesto, il Centro Sociale dimostra la sua vera funzione: non è solo un luogo dove ballare il sabato sera, ma uno spazio dove si affrontano i problemi reali della città. Per questo, voglio ringraziarvi per l’impegno che portate avanti con la vostra attività durante tutto l’anno».

Caviglia (UEPE): «Il recupero di chi sbaglia è un dovere dell’intera società»

La Costituzione prevede che la pena debba tendere alla rieducazione di chi ha commesso uno sbaglio. Questo strumento non è solo una possibilità per l’imputato, ma una risorsa preziosa per l’Avvocato che accompagna il proprio assistito in un percorso di riscatto. In questo scenario, il ruolo cardine è affidato all’UEPE, l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, i cui compiti e la cui missione sono stati illustrati dal Direttore Giuseppe Caviglia.

Il Direttore dell’UEPE di Frosinone, il Dott. Giuseppe Caviglia, ha aperto il suo intervento rivolgendo un ringraziamento alla Dott.ssa Camilla Impeduglia, Funzionario della professionalità pedagogica, per il supporto organizzativo. Dopo il saluto alle autorità, Caviglia ha delineato le funzioni dell’Ufficio, sottolineandone la capillare estensione territoriale: un raggio d’azione che, come evidenziato dal Direttore, «abbraccia l’intera provincia, spingendosi fino a Cassino, ai comuni di confine e, verso nord, ai limiti della provincia di Roma».

Il Direttore ha chiarito che i soggetti in Messa alla Prova non sono condannati, ma imputati a cui viene sospeso il procedimento, scegliendo di intraprendere un percorso riparativo: «Decidono di dimostrare, principalmente attraverso i lavori di pubblica utilità, la volontà di “ravvedersi”, facendo qualcosa per la comunità».

«Il concetto fondamentale è che ogni reato, o qualsiasi atto compiuto contro persone e beni, rappresenta un’offesa all’intera collettività. Per questo motivo, deve essere la comunità stessa a farsi carico del recupero di chi ha sbagliato: non può essere un compito delegato esclusivamente al mio ufficio o alle istituzioni. Poiché è l’intero tessuto sociale a essere stato ferito, è necessario che l’intera società si senta coinvolta nel processo di riparazione. Il processo di rieducazione sancito dalla Costituzione non può essere delegato esclusivamente alle istituzioni».

Caviglia ha spiegato come la collaborazione con il Terzo Settore sia il motore di questa visione: «L’associazione che ci ospita oggi è convenzionata con il Tribunale per i lavori di pubblica utilità. Come questa, molte altre realtà del Terzo Settore e gli Enti Locali accolgono persone impegnate in percorsi di rieducazione e reinserimento basati su attività decise da un giudice».

Il Direttore ha poi evidenziato l’impatto della normativa vigente: «Soprattutto con la Riforma Cartabia, i lavori di pubblica utilità sono diventati una pena vera e propria. La condanna non significa più necessariamente il carcere, che viene riservato ai reati più gravi». L’UEPE, tuttavia, mantiene un legame saldo con gli istituti penitenziari di Frosinone e Cassino: «I nostri assistenti sociali entrano in carcere e fanno parte delle equipe che seguono i detenuti. Il nostro ufficio si occupa di giustizia di comunità e siamo felici di condividere questa responsabilità, di coinvolgere attivamente la società».

Il Direttore ha infine ricordato l’obiettivo del sistema: «Ad eccezione dei casi di ergastolo, la stragrande maggioranza delle persone finirà la propria pena e rientrerà nella società o nella comunità in cui già vive. È interesse di tutti, quindi, che la persona non torni a delinquere e che ripari il danno fatto. La giustizia italiana sta andando con forza in questa direzione e siamo grati alle associazioni che, insieme alla Chiesa e alle altre organizzazioni religiose, camminano con noi verso questo obiettivo comune».

Polidori: «Messa alla Prova: non una scorciatoia, ma una scelta di responsabilità»

L’Avvocato Pietro Polidori, Membro del Direttivo e Tesoriere della Camera Penale di Frosinone, è stato categorico sulla natura della Messa alla Prova: «Voglio essere chiaro per evitare ogni equivoco: la Messa alla Prova non è una scorciatoia. È, al contrario, una scelta di responsabilità profonda volta all’educazione e al reinserimento, in pieno ossequio all’Articolo 27 della Costituzione. È un istituto a cui deve tendere la giustizia moderna: quella che non si limita a punire, ma che utilizza l’errore per creare del bene»

Per Polidori, la Messa alla Prova non è un atto isolato, ma il risultato di un lavoro corale: «Le associazioni e il volontariato svolgono un ruolo fondamentale: ci ricordano quotidianamente l’importanza di socializzare, condividere e, soprattutto, perdonare. In questo, il contributo delle istituzioni ecclesiastiche è prezioso, poiché ci insegnano che la nostra azione deve essere sempre orientata alla speranza. Ma la speranza non è un concetto astratto: può esistere solo se c’è un miglioramento reale e una crescita della comunità nel suo complesso».

Il legale ha poi rivendicato il ruolo attivo della sua categoria in questo processo di rigenerazione sociale, l’avvocato non deve limitarsi alla difesa tecnica, ma deve farsi promotore di questo strumento presso i propri assistiti: «L’avvocato deve partecipare attivamente a questo quadro complessivo, convincendo l’assistito che la Messa alla Prova è un’opportunità straordinaria. Nella mia esperienza, la stragrande maggioranza dei casi riguarda reati come la guida in stato di ebbrezza. In queste situazioni, la Messa alla Prova permette di trasformare una problematica personale in un percorso di riflessione pratica e costruttiva. È immensamente più costruttivo fare un percorso presso un’associazione o un ente; è lì che l’indagato affronta una riflessione autentica, un vero faccia a faccia con se stesso, fondamentale per prevenire la recidiva».

Infine, l’Avvocato non ha però risparmiato moniti sulla serietà dell’impegno richiesto. La Messa alla Prova non è clemenza gratuita, ma un contratto sociale che richiede disciplina: «Chi non rispetta gli orari, le regole o l’ente che lo accoglie, dimostra nei fatti di non essere un profilo adatto al reinserimento. Una relazione negativa dell’UEPE comporta la revoca della misura e il ritorno immediato al processo».

Pizzotti: l’impegno della Camera Penale per la legalità parte dal dialogo con i giovani

L’Avvocato Claudio Pizzotti, Membro del Direttivo della Camera Penale di Frosinone e moderatore dell’incontro, ha evidenziato l’importanza della sinergia tra foro e territorio: «La nostra Costituzione prevede che la pena debba tendere alla rieducazione. Con la Camera Penale abbiamo organizzato incontri nelle scuole, proprio perché il collegamento tra Messa alla Prova e legalità deve partire dai giovani. L’UEPE coordina questi percorsi alternativi con una professionalità indispensabile per la riuscita del progetto».

Il messaggio del Vescovo Santo Marcianò

Il Vicario foraneo di Ferentino don Juan Ortiz, ha portato i saluti di S.E. Mons. Santo Marcianò, Vescovo della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri. In una lettera scritta per l’occasione, il Vescovo ha offerto una prospettiva centrata sul recupero dell’identità umana, definendo il percorso della Messa alla Prova come un «respiro della speranza».

Nel suo messaggio, S.E. Mons. Santo Marcianò ha evidenziato come la dignità umana non venga mai meno, nemmeno nel dramma della detenzione, e come il coinvolgimento della comunità sia l’unico modo per rimarginare le ferite provocate dal reato. Il Vescovo ha voluto ricordare che la vita di un individuo non può essere ridotta al solo errore compiuto, esortando tutti i presenti a farsi promotori di un nuovo inizio:

«La speranza si fonda sulla dignità, si riaccende quando si racquista la cifra della propria dignità. Per sentire la propria dignità però occorre anzitutto sentirsi amati e la Chiesa decide di annunciare con forza la dignità umana a chi vive il dramma di essere carcerato, nessuno escluso dall’amore di Dio. Ognuno di noi con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze continua ad essere preziosi agli occhi del Signore, ha gridato il Papa ai detenuti. Ma della dignità fa parte anche il lavoro, l’impegno che da una parte valorizza i diversi talenti, dall’altra riaccende il senso della responsabilità. Le pene alternative al carcere sono tutto questo, se è vero che, come ha detto Papa Leone, una vera giustizia cerca non tanto di punire ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia della comunità ferita dal male. Per questo deve coinvolgere tutta la comunità nazionale per prevenire, riportare le ferite provocate dall’ingiustizia. Da qui la seconda parola insieme, ovvero grazie al coinvolgimento della nostra comunità territoriale, arricchita dal prezioso apporto delle associazioni che come voi collaborano con le istituzioni, del sostegno alla fragilità, alla povertà, all’esclusione. Un percorso in cui nostra Chiesa, cosciente in tutta la sua comunità, opera insieme e infatti non significa solo riunire competenze per quanto necessaria, ma impegnarsi con tenacia a creare un clima di comunità. C’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova».

L’esperienza dell’APS “Stare Insieme”

Il Presidente dell’APS “Stare Insieme”, Tommaso Villani, ha portato la voce di chi accoglie e accompagna quotidianamente i beneficiari della Messa alla Prova, lavorando in collaborazione con la Dott.ssa Camilla Impeduglia. Villani ha descritto un percorso fatto di ascolto e piccoli gesti concreti, fondamentali per superare le barriere della diffidenza:

«Non è stato un percorso facile, ma abbiamo capito subito che il solo regolamento non basta. Se non entri in contatto profondo con la persona e non crei uno spazio autentico per l’ascolto, non si arriva alla fine del percorso. Ci siamo mossi con umanità: qualche socio ha accompagnato l’utente in auto perché privo di mezzi, lo abbiamo inserito nelle nostre “polentate” e nei momenti conviviali, favorendo il dialogo e l’integrazione. Il messaggio che lanciamo è “Senza Paura”, ma lo si può fare solo dopo aver creato un contatto vero. È un percorso quasi introspettivo: dobbiamo conoscerci bene, ed è qui che diventa fondamentale il supporto dell’UEPE, che deve incoraggiare anche noi referenti delle associazioni»

Ferentino, APS Stare Insieme: “La Messa alla Prova tra Giustizia e Comunità”

L’evento si è concluso con la presentazione dell’installazione artistica “Senza Paura” di Noemi Bartolomucci. Presenti anche i maestri d’arte Giuseppe Morano e Alessandra D’Amico.

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