Lo scorso 16 aprile la Biblioteca Comunale “A. Giorgi”, ha ospitato la presentazione del volume “Le brevi giornate di Argil”, l’ultima opera del professor Italo Biddittu.
L’evento, promosso dall’associazione Ecomuseo Argil OdV con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, ha visto la partecipazione del sindaco Piergianni Fiorletta e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione Piera Dominici. Il coordinamento degli interventi e la moderazione del dibattito sono stati affidati a Valentina Coccarelli, segretaria dell’Ecomuseo, e a Francesco Spilabotte, membro del consiglio direttivo.
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Italo Biddittu è una figura di primo piano nel panorama dell’archeologia preistorica. Noto per aver rinvenuto il cranio fossile dell’Uomo di Ceprano (denominato affettivamente “Argil” in riferimento allo strato geologico del ritrovamento), Biddittu vanta una carriera accademica e scientifica di rilievo. Nel 2005 ha ottenuto le cattedre di Paleoecologia e Paleontologia presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, ricevendo contestualmente la laurea honoris causa in Lettere. Già Presidente dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana tra il 2006 e il 2009 e Presidente onorario dell’Ecomuseo Argil, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e scopritore di svariati siti archeologici.
L’incontro è stato aperto da un contributo multimediale curato dal Professore, volto a contestualizzare la storia della Terra: dalla deriva dei continenti ai fenomeni glaciali e tellurici, fino alla comparsa dell’Homo sapiens. Questa introduzione scientifica ha fatto da preludio alla presentazione del libro, un’opera concepita per avvicinare le nuove generazioni alla preistoria attraverso una narrazione ironica e vivace, capace di trasformare la scoperta archeologica in un percorso accessibile ai più piccoli.
Il testo si articola attorno al sogno della piccola Aurora, protagonista di un viaggio immaginario a ritroso nel tempo. In questo scenario, Argil interagisce con altri ominini vissuti in epoche cronologicamente distanti, tra cui il Bambino di Taung e Lucy. L’autore utilizza l’ironia e la fantasia per riflettere su temi complessi come la concezione del tempo e dello spazio nelle ere preistoriche, sensibilmente differente da quella contemporanea. Come ribadito dall’autore, il filo conduttore che lega queste epoche distanti risiede nella costante attività di “ricerca” dell’essere umano, superando i limiti convenzionali dello spazio e del tempo.
L’opera si avvale delle illustrazioni di Ornella Mastrangeli, i cui disegni integrano il rigore della documentazione scientifica con uno stile vignettistico.

