Con la solenne liturgia di questa mattina, la comunità di Ferentino ha dato ufficialmente inizio alle celebrazioni per la vigilia del suo patrono, Sant’Ambrogio Martire.
Questo appuntamento annuale rappresenta il fulcro dell’identità storica e civile della comunità, che oggi rinnova l’esposizione della statua del Santo in un clima di profonda partecipazione e devozione collettiva, con le strade adornate dalle tradizionali bandierine che ritraggono l’effige del Santo.
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L’esposizione della statua ha segnato l’apertura ufficiale dei festeggiamenti, che raggiungeranno il loro apice nella giornata di domani, primo maggio, con la tradizionale processione della statua di S. Ambrogio, seguita da musica e spettacoli pomeridiani; la serata culminerà alle 21:00 in Piazza Matteotti con l’atteso concerto di LDA & AKA 7even. Le celebrazioni si protrarranno fino a sabato 2 maggio, giornata dedicata alla storica fiera di Sant’Ambrogio e agli spettacoli per bambini, per concludersi infine con la reposizione della statua, musica dal vivo e il suggestivo spettacolo pirotecnico.
Un soldato romano diventato martire
Le celebrazioni odierne rendono omaggio alla figura di S. Ambrogio, centurione della cavalleria romana e ligure di nascita. Giunto a Ferentino nel IV secolo al seguito del crudele preside Publio Daciano, incaricato di applicare i severi decreti di persecuzione emanati da Diocleziano, Ambrogio scelse con fermezza di non rinnegare la propria fede cristiana.
Nessun supplizio, per quanto atroce, riuscì a piegare la volontà del martire. Daciano tentò inizialmente di convincere il soldato ad abiurare, ma si rese conto in breve tempo dell’inutilità dei propri sforzi. Decise quindi di rinchiuderlo in carcere, privandolo totalmente del cibo per un intero mese; tuttavia, secondo la tradizione, ad Ambrogio non mancarono mai il cibo e il conforto portati dagli angeli.
Il preside ordinò allora che venisse fustigato e che gli fossero applicate sul corpo piastre infuocate. Successivamente, lo fece immergere in un calderone colmo di olio bollente, pece e resina, ma il giovane ne uscì miracolosamente illeso. Daciano cercò ancora di costringerlo ad adorare le divinità romane, ma al cospetto del martire i simulacri degli idoli pagani rovinarono pubblicamente al suolo.
Visto l’esito negativo di ogni tentativo, il preside comandò che Ambrogio fosse arso vivo su un rogo. Fallito anche questo supplizio, ordinò infine di farlo annegare nel fiume Alabro dopo avergli legato una pesante macina da mulino al collo; tuttavia, un angelo intervenne per liberare il Santo dal cappio, conducendolo sano e salvo verso la superficie. Quattordici cittadini ferentinati, colpiti dalla fermezza del centurione, abbracciarono il cristianesimo.
L’inventio e l’istituzione della festa il 1 maggio
Sebbene il martirio sia avvenuto in agosto, periodo in cui inizialmente si svolgevano le celebrazioni solenni il giorno 16, i festeggiamenti principali in onore del Santo ricorrono il primo maggio. Questa data ricorda il miracoloso ritrovamento (Inventio) delle sacre spoglie del Martire, avvenuto il 27 aprile 1639 nell’altare della cappella di S. Ambrogio della Cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo. Fu il vescovo Ennio Filonardi, protagonista della riscoperta delle reliquie, ad istituire ufficialmente le celebrazioni il primo maggio per commemorare l’evento che riportò alla luce il corpo del martire, dando inizio a una nuova era di fervore devozionale.
La statua di Sant’Ambrogio
Al centro del culto odierno si trova la statua equestre in argento, capolavoro completato nel 1641 dall’argentiere romano Fantino Taglietti. L’opera raffigura il Santo in assetto militare romano, fiero sul suo destriero. La statua non è solo un oggetto d’arte, ma l’anima di una complessa struttura processionale. Pesa circa 25 chilogrammi di argento puro, ma viene inserita in una maestosa “macchina” lignea riccamente intagliata, opera dall’artista Filippo Cianfarani.
Il compito di trasportare questo imponente simulacro spetta agli “incollatori”, portatori appartenenti a confraternite religiose che si tramandano, di generazione in generazione, l’onorevole privilegio di condurre a spalla il Patrono attraverso i vicoli e le salite della città.
L’atmosfera che si respira oggi a Ferentino conferma che il legame con Sant’Ambrogio è un sentimento vivo, capace di unire fede religiosa, orgoglio storico e coesione sociale.

