Si è svolto con grande successo e partecipazione di pubblico il convegno “Fregellaein Cantiere”, svoltosi presso la Sala Teatro Comunale di Arce in Piazza Umberto I.
Promosso dal Comune di Arce attraverso l’Assessorato alla Cultura e Turismo. L’evento ha rappresentato un fondamentale momento di confronto pubblico e istituzionale sullo stato dei cantieri, sui progetti di accessibilità e sulla valorizzazione a lungo termine dell’area archeologica d’Isoletta d’Arce, sede dell’antica città romana di Fregellae.
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Ad aprire la serata sono stati i saluti istituzionali del Sindaco di Arce, Luigi Germani, e dell’Assessore alla Cultura, Alessandro Proia. Il tavolo scientifico e tecnico ha poi visto susseguirsi gli interventi di massimi esperti del settore: il Professor Filippo Coarelli, pietra miliare della ricerca sul sito che nel 1978 aprì il primo storico cantiere di scavo; il Dott. Marco Germani, direttore scientifico del Parco Archeologico di Fregellae, che ha illustrato i dettagli sui nuovi restauri e sulla riqualificazione in corso; e Ivana Orsini, dell’Ecomuseo Argil, che ha delineato le linee programmatiche per il futuro del territorio.
Superare la frammentazione: il modello del “paesaggio culturale integrato”
Il fulcro del dibattito ha ruotato attorno alla necessità di superare la frammentazione amministrativa, considerata un limite per lo sviluppo turistico e culturale. Il prof. Coarelli ha evidenziato l’assurdità di agire in modo isolato a fronte di una vicinanza geografica straordinaria: il Museo Archeologico di Fregellae si trova a Ceprano, il Parco Archeologico ad Arce e i resti di Fabrateria Nova a San Giovanni Incarico.
Visione ripresa dall’ecomuseo Argil “La frammentazione non è solo anacronistica: è un danno economico e culturale. I grandi flussi turistici e i bandi europei cercano i grandi sistemi territoriali. Diventiamo una costellazione di frammenti invisibili se continuiamo a presentarci divisi”. L’obiettivo comune è dunque passare dalla logica del “singolo monumento” a quella di un “paesaggio culturale integrato”, unito anche dalla splendida cornice ambientale del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi.
La Via Latina e l’Ecomuseo Argil come ponti di civiltà
Il convegno ha evidenziato come il passato non sia un’isola recintata, ma un’arteria viva rappresentata dalla Via Latina e dal fiume Liri. Un legame simbolico fortissimo unisce le date del 28 giugno: se nel 2025 a Ceprano venivano presentati gli straordinari tratti della via consolare emersi grazie agli scavi del metanodotto SGI, esattamente un anno dopo, il 28 giugno 2026, Arce consegna alla comunità un cantiere aperto e proiettato verso il futuro.
In questo contesto, l’Ecomuseo Argil rappresenta il collante ideale del territorio. Una rete diffusa che unisce le eccellenze di più comuni, custodi di un unico racconto culturale.

Un plauso speciale è stato rivolto all’allargamento ufficiale della famiglia dell’Ecomuseo, che ha visto l’ingresso recente dei comuni di Arce e San Giovanni Incarico tra i fondatori, chiudendo idealmente il cerchio della cooperazione locale. Durante la serata è stata inoltre celebrata la figura di Italo Biddittu, coordinatore scientifico, fondatore dell’Ecomuseo e scopritore nel 1994 del famosissimo cranio fossile “Argil”.
Le linee guida per il futuro: scuola, territorio e associazioni
Per fare del Parco Archeologico di Fregellae un luogo “vivo” 365 giorni all’anno, il piano strategico prevede una forte sinergia con il tessuto associazionistico e produttivo locale (tra cui Il Gallo Larino, il Museo “Amedeo Maiuri”, il Granaio dell’Arte di Arnara, l’associazione Fabrateria, Diffondere Arte APS e il Centro Studi Marcello Mastroianni) per ospitare non solo visite, ma laboratori cooperativi, agricoltura e biodiversità, archeologia narrativa, concerti e spettacoli teatrali.
Infine, è stato lanciato un appello fondamentale per le nuove generazioni: l’auspicio che la storia di Argil e Fregellae entri ufficialmente nei programmi scolastici del territorio. L’obiettivo primario è generare una “consapevolezza residente”, affinché ogni cittadino e studente si senta co-proprietario di questo immenso patrimonio culturale che si snoda, da millenni, sotto i nostri piedi.

