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I SINDACATI UNITI PER LA RENO DE MEDICI: PRONTI A SPOSTARE LA MOBILITAZIONE A ROMA SE NON DOVESSERO ARRIVARE LE RISPOSTE ATTESE

Sulla questione Reno de Medici di Villa Santa Lucia il fattore tempo è diventato imperativo. Da quando l’azienda ha annunciato l’avvio dell’iter di cessazione dell’attività a seguito del fermo giudiziario della Procura di Cassino, si contano uno per uno i 180 giorni previsti dalla procedura ed entro i quali o si trova una soluzione per salvare l’azienda, o si chiude definitivamente.

Un duro colpo secondo i sindacati per il territorio del cassinate, sia in termini sociali, con i 300 lavoratori a rischio licenziamento, che economici, per un territorio caratterizzato da una forte de-industrializzazione e con un alto tasso di disoccupazione.

La decisione di cessare l’attività deriverebbe da una mancata risposta da parte della Regione Lazio alla richiesta dell’azienda riguardo la possibilità di continuare l’attività seguendo una prassi consolidata per tutte le cartiere italiane ed europee in merito alla gestione dei fanghi primari, ovvero il loro riciclo e reinserimento nel ciclo produttivo.

Nonostante i lavori di adeguamento richiesti dalla Procura e dalla Regione circa il funzionamento del depuratore del consorzio industriale Cosilam, responsabile dell’assorbimento degli scarichi dell’impianto, che hanno consentito all’azienda di riprendere le attività produttive, il problema è rimasto legato al riutilizzo dei fanghi primari che continuano ad essere classificati come rifiuti, e pertanto destinati allo smaltimento.

Una condizione impraticabile per l’azienda, trattandosi di una consuetudine per le cartiere italiane e europee specializzate nella produzione della carta per imballaggi a base di fibre riciclate, oltre che onerosa, poiché lo smaltimento di questi fanghi, oltre ad essere uno spreco di materia prima, aumenta i costi di smaltimento e produzione.

Dopo la manifestazione del 19 gennaio che ha visto un’importante partecipazione da parte di lavoratori, sindaci, istituzioni provinciali e regionali, sulla questione tornano ad esprimersi le sezioni sindacali provinciali CISL, CGIL, UGL e UILCOM a sostegno dei lavoratori e del loro diritto al lavoro.

Tutte e quattro le sigle sindacali hanno rinnovato la loro ferma intenzione a proseguire la battaglia contro la chiusura della cartiera con tutti i mezzi a loro disposizione. Se non dovessero arrivare in tempi brevi delle risposte, sono pronti a intraprendere nuove iniziative e a spostare la mobilitazione nella capitale.

“Dalla Regione ci hanno assicurato che i tempi per il rilascio dell’AIA saranno brevi. Ma c’è un problema di base: non è ancora sicuro se basterà per la ripresa dell’attività dell’azienda. C’è bisogno di definire bene la norma che regola la gestione dei fanghi primari, per evitare altri sequestri da parte della Procura, che per l’azienda significherebbe perdere ancora, soprattutto la fiducia dei clienti. Questa incertezza non aiuta la ripartenza” ha dichiarato Marco Colasanti, segretario generale provinciale UGL Chimici di Frosinone a Oggi Lazio, aggiungendo che “la questione è delicata, soprattutto per quanto riguarda la situazione di quei lavoratori che si ritroverebbero senza lavoro in un territorio già martoriato dalla disoccupazione. Ad oggi queste famiglie stanno sopravvivendo con una cassa integrazione di 900 euro che non gli permette di vivere in modo tranquillo”.

Sono intenzionati a spostare la manifestazione nella capitale se non dovessero arrivare in tempi brevi le risposte attese dai sindacati UGL,CISL,CGIL,UILCOM

Della stessa opinione anche Pasquale Legnante, segretario organizzativo CISL di Frosinone: “Ci auguriamo che con l’AIA si risolva definitivamente il problema. Non possiamo permetterci altri fermi altrimenti rischiamo davvero di non recuperare più la situazione. Già adesso la cartiera ha perso tutta la sua rete commerciale, causando non poche difficoltà anche nel caso in cui riaprisse”, e aggiunge: “parliamo di un’azienda sana, una multinazionale leader europea nel settore del cartoncino e che è sempre stata attenta alla questione ambientale. Dovremmo essere un territorio che, visti i dati sulla disoccupazione, dovrebbe difendere con le unghie e con i denti queste realtà, invece di farle scappare via. Se l’azienda non viene messa nella condizione di produrre non può di certo pensare di rimanere a Villa Santa Lucia”.

Leggi anche: QUESTIONE RENO DE MEDICI SUL TAVOLO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO ANCI LAZIO

Relativamente alla norma “problematica” che complica la gestione dei fanghi primari, Patrizia Fieri, segretaria CGIL di Frosinone, spiega che: “si parla di Testo Unico Ambientale, ma rispetto al riciclo di quei fanghi l’azienda ha fatto riferimento alle BAT 52 (Best Available Techniques) che sono direttive europee secondo cui i fanghi di scarto del ciclo produttivo possono essere riutilizzati anche se classificati come rifiuto”, e aggiunge: “bisogna fare chiarezza, anche perché i cicli produttivi si aggiornano in continuazione. Anche i lavoratori ci hanno detto che i fanghi non escono dal ciclo produttivo e smaltirli sarebbe anti economico per l’azienda”.

“Non abbiamo mai avuto grossi conflitti con l’azienda, che ha sempre mostrato la volontà di rimanere sul territorio. Abbiamo chiesto conto sui lavori di adeguamento e ci ha aggiornato giorno per giorno sugli interventi richiesti da Regione e Procura che loro stavano mettendo in atto. Per questo siamo sicuri che i lavori sono stati fatti”.

Della stessa idea non è però Leonello Terrinoni, segretario provinciale di Uilcom Frosinone, che parla invece di “scarica barile” e “gioco sporco”.

“Credo che l’azienda abbia detto una bugia riguardo lo smaltimento dei fanghi e sul numero di tir necessari per il trasporto dei rifiuti. Anche se arrivasse l’autorizzazione della Regione, l’azienda troverà un’altra scusa per chiudere. Non possiamo illudere i lavoratori. È passato già troppo tempo. Vogliono finire di approfittare degli ammortizzatori sociali fino a maggio e poi decidere il passo successivo. Ma spero di sbagliarmi”.

Terrinoni è scettico circa la riapertura dell’azienda, a cui attribuisce una buona dose di responsabilità per la situazione attuale in cui versa: “Durante la manifestazione del 19 gennaio non ho visto nessuno a rappresentanza della cartiera. Se l’azienda avesse dei veri interessi sul territorio si farebbe sentire. Staremo a vedere nei prossimi giorni”, conclude.

Per gli altri è invece troppo presto per parlare di responsabilità, che sicuramente ci sono e che verranno indagate in seguito. Al momento la priorità è trovare una soluzione al problema che sia definitiva, così da poter dare risposte concrete e prospettive future sia ai lavoratori, che vivono giorni di rabbia e inquietudine, che all’azienda, in attesa anch’essa della sua sorte.

Nel frattempo, Fieri fa sapere che è stata fatta richiesta di un incontro al ministero del Lavoro e al MISE e che sono in attesa di convocazione: “vediamo come le istituzioni si porranno rispetto a questo. In ogni caso non ci fermeremo”. Colasanti invece ha detto che, tramite segreteria nazionale, hanno chiesto un tavolo di confronto con Regione e Ministero proprio nell’evenienza in cui l’AIA non dovesse bastare per risolvere la situazione”.

Insomma la situazione sembra essere ferma, in attesa di essere sbrogliata dal labirinto burocratico in cui è incastrata. E intanto i giorni passano.

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