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IL 18 MARZO È LA GIORNATA NAZIONALE IN RICORDO DELLE VITTIME DEL COVID

Il 18 marzo 2020, nelle strette strade di Bergamo, si svolse un’immagine spettrale, indelebile nella memoria di coloro che la videro. Una processione di camion carichi di bare, un macabro corteo che testimoniava l’impatto devastante del Covid sulla città lombarda. Oggi ricorre la Giornata Nazionale delle Vittime del Covid, un momento solenne in cui l’Italia si ferma per ricordare coloro che sono stati colpiti dalla pandemia.

Per i residenti di Bergamo, Cremona e Brescia, così come per molti altri in tutta la nazione, le immagini di quel giorno sono ancora nitide nella loro mente. Le bare trasportate dai camion rappresentavano un simbolo potente della tragica avanzata del virus. Ma cosa significa per queste comunità ricordare quel terribile evento? Per molti, è un modo per preservare il ricordo della perdita che hanno subito. È un modo per cercare di trovare un senso in quella che sembrava essere un incubo senza fine.

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La scelta del 18 marzo come Giornata Nazionale delle Vittime del Covid offre a tutti gli italiani un momento di riflessione e commemorazione. In questa giornata, sotto gli occhi del commissario europeo Paolo Gentiloni e del presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, viene reso omaggio a coloro che hanno perso la vita a causa del virus. A Brescia, le campane suoneranno a lutto alle 16.55, mentre le bandiere sugli edifici pubblici saranno issate a mezz’asta. A Bergamo, la commemorazione avverrà in due momenti distinti: al mattino, Gentiloni e Locatelli presiederanno un’omelia presso il cimitero, mentre nel pomeriggio verrà deposta una corona di fiori presso il Bosco della Memoria, un parco-monumento dedicato alle vittime, situato vicino all’ospedale Giovanni XXIII.

“Non dimenticare, ricordare per non ripetere”: questo sembra essere il messaggio che risuona attraverso le campane a lutto e le bandiere a mezz’asta. Il dolore di Bergamo, Cremona e Brescia è un dolore condiviso da tutta l’Italia, un dolore che non può e non deve essere dimenticato. Anche dopo quattro anni, la ferita è ancora aperta, ma il potere del ricordo è ciò che mantiene viva la speranza. Perché ricordare è anche un modo per guardare al futuro, per costruire un domani in cui la tragedia del Covid sia soltanto un lontano, seppur doloroso, ricordo.

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