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LAZIO SENZA NEVE: IL FOTORACCONTO DI LEGAMBIENTE

Nel cuore dell’inverno, il paesaggio montano del Lazio è ancora senza neve. È quanto emerge dal fotoracconto “Lazio Senza Neve” pubblicato da Legambiente Lazio, che documenta la mancanza di neve su tutte e quattro le montagne della regione, con conseguenze devastanti per l’industria sciistica e l’ambiente circostante.

Le immagini, catturate il 6 febbraio, mostrano un panorama desolante: prati aridi, impianti di risalita inattivi e un generale senso di abbandono. Nelle località sciistiche di Terminillo, Monte Livata, Campo Staffi e Campocatino, zero metri quadri di neve e zero giorni di attività sugli impianti di risalita raccontano una storia di declino e cambiamento climatico.

I dati sulle temperature medie, resi noti da Legambiente, confermano la gravità della situazione. Durante la prima metà dell’inverno, le temperature sono state costantemente superiori alla media stagionale, rendendo impossibile persino l’innevamento artificiale. A Terminillo, Monte Livata, Campo Staffi e Campocatino, le temperature medie si sono attestate tra i 2,2°C e i 3,5°C, evidenziando un trend preoccupante per la sopravvivenza dell’industria sciistica in queste aree.

Ma non è solo sulle montagne che la neve ha abbandonato il Lazio. In tutta la regione, le coperture nevose sono praticamente assenti, lasciando solo poche striature di ghiaccio sui versanti rocciosi. La mancanza di neve rappresenta non solo una minaccia per l’industria turistica, ma anche un campanello d’allarme per le risorse idriche della regione.

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Il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, commenta con preoccupazione la situazione:

“Sulle nostre montagne la situazione è agghiacciante ed è chiaro che stiamo assistendo in pratica alla fine della neve alle nostre latitudini per quote inferiori ai 2.000 metri. Sono ora previste alcune perturbazioni dai prossimi giorni ma se non quest’anno, arriverà presto il primo inverno senza mai neve.

Zero neve vuol dire zero sci alpino e, con temperature elevatissime, è impedita di fatto anche la pratica energivora dell’innevamento artificiale. La stagione sciistica si contrarrà sempre di più e, come già da diversi anni, rimarranno pochissime domeniche di neve, durante le quali peraltro si assisterà alle terribili scene già viste, con località montane prese d’assalto dalle automobili nel Lazio o nelle vicine stazioni sciistiche abruzzesi.

Siamo di fronte a una delle conseguenze più chiare dei cambiamenti climatici scatenati dalle nostre emissioni climalteranti: davanti a questa innegabile condizione, vanno ripensate tutte le scelte per le località sciistiche, con progetti di rigenerazione o abbattimento e attivazione di potenti percorsi di destagionalizzazione dell’offerta turistica, sempre più nel solco del turismo dolce, dello sviluppo economico green e del rafforzando per la rete delle aree protette e della loro fruibilità.

Le conseguenze di questi inverni mancati, saranno poi sempre più impattanti, in termini di siccità e carenza di risorsa idrica per fiumi e laghi, così come per i nostri acquedotti: tra le strade fondamentali da percorrere ci sono quindi quelle di contenimento degli sprechi dell’acqua, sia in ambito civile e industriale ma soprattutto agricolo”.

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