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OSPEDALE COLLEFERRO, TUONA IL COMITATO: “MOLTO RUMORE PER NULLA”

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, rispettivamente Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale, insieme al Dott. Stefano Fabbroni, Presidente Comitato Salute ed Ambiente Asl Rm5, hanno divulgato un comunicato stampa in merito all’ospedale di Colleferro che riportiamo integrale di seguito.

Ospedale Colleferro: molto rumore per nulla

L’ospedale L.P. Delfino di Colleferro è stato recentemente al centro di una pungente polemica politica tra il Sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, e il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Il fugace scontro si è concluso con un nulla di fatto, ma ha avuto il merito di riattualizzare nell’opinione pubblica e negli Amministratori del territorio le problematiche della sanità locale e della salute dei cittadini.

L’attenzione è stata deviata dai problemi che quotidianamente affrontano i pazienti ed il personale che lavora in ospedale all’elogio della polemica politica, un modo per nascondere le mancanze del sistema sanitario regionale e la passività di chi solo un po’ di tempo fa si diceva certo che “il Patto dei Sindaci potrà rivoluzionare le politiche locali nei nostri Comuni”. Spostata l’attenzione dai problemi concreti allo scontro mediatico, Sindaco Sanna e Presidente Rocca non ci hanno detto su quali questioni stanno concretamente collaborando e se vogliono ottimizzare, riorganizzare e rifunzionalizzare il Polo ospedaliero Colleferro-Palestrina.

La Direzione sanitaria della Asl Rm5 non restituisce all’opinione pubblica una informazione aggiornata e trasparente sui risultati prodotti dal Polo in termini di aggregazione, coordinamento ed integrazione dell’organizzazione ospedaliera, partita nel 2017. Le criticità rilevate un anno fa, quando abbiamo proiettato a Colleferro “C’era una volta la sanità pubblica”, il film inchiesta che ci ha aiutato a comprendere le cause del fenomeno economico-sanitario italiano ed internazionale, si sono aggravate dopo l’incendio all’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli dell’8 dicembre scorso.

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Sono trascorsi 5 mesi dall’incendio, dove hanno perso la vita 3 pazienti, e non sembra ci sia ancora un indagato. Il Punto nascita è stato prima soppresso a Palestrina e poi sospeso in tutte le Asl, che significa 70 Comuni senza una sala parto, costringendo le donne a rivolgersi agli ospedali di altre Asl, tra Roma e le sue province. Riaprirà quando e dove (a Tivoli)? La direzione della Asl Rm5 è stata affidata ad un Commissario straordinario in luogo di un Direttore generale ed i Sindaci hanno accettato tutto ciò di buon grado.

In ospedale, la gestione dell’attività ordinaria senza una risonanza magnetica, che manca da circa 11 anni – unica Asl in tutto il Lazio – viene portata avanti tra non poche difficoltà, che saranno superate una volta che sarà arrivata. Non sembra si voglia ragionare intorno al fatto che il futuro del Polo non è legato ad una dotazione tecnologica all’avanguardia, che consentirà di gestire con migliori risultati l’esistente, oppure a stanziamenti da erogare, bensì ad un progetto strategico di riforma e rilancio del Polo, cuore della nostra comunità.

La “Programmazione della Rete ospedaliera 2024-2026” prevede l’attivazione di Oncologia all’ospedale di Colleferro e la Medicina d’urgenza a Palestrina. Il piano regionale stanzia 6 milioni e 374 mila euro per il comparto operatorio del Pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro, per l’acquisto di forniture elettromedicali, per la risonanza magnetica e l’ammodernamento del parco tecnologico. Il PNRR prevede l’istituzione di 4 ospedali di comunità. Misure e stanziamenti previsionali, ma non sappiamo se erogati ed attuati.

Oltre alle dotazioni e attrezzature le criticità riguardano anche la pessima mensa ospedaliera, la precarietà della procedura di preospedalizzazione, il cattivo funzionamento del distretto, la lunghezza delle liste di attesa, i tempi di permanenza al pronto soccorso, la mancanza di posti letto e la scarsità di personale. Su tutte queste criticità finora non disponiamo di informazioni sugli interventi intrapresi, né visto risultati rivoluzionari e nutriamo poche speranze che la politica voglia intervenire in modo risolutivo su di essi.

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Ma veniamo alla questione di cui si parla con toni gattopardeschi. A causa dell’incendio la Regione ha attribuito temporaneamente il Dipartimento di emergenza e accettazione (DEA) di I livello all’ospedale di L.P. Delfino, data l’impossibilità di farlo funzionare a Tivoli.

I comitati cittadini hanno subito prospettato la possibilità di trasformare tale assegnazione in definitiva, anche perché Colleferro doveva già essere sede di DEA di I livello da anni, se i Sindaci lo avessero chiesto, posto che la legge prevede la sua istituzione ogni 250 mila abitanti. Ma i Sindaci non solo non hanno avanzato richiesta, ma leggiamo che “attendono” e si “augurano” che l’ospedale di Colleferro continui ad essere DEA anche dopo la riapertura del San Giovanni Evangelista, ma non fanno nulla perché tale assegnazione rientri nell’agenda politica della Regione.

Sull’istituzione del DEA di I livello il Presidente Rocca ha preso impegni precisi in campagna elettorale e, pur nel rispetto della complessità di questi problemi, i Sindaci comincino loro a farsi promotori di una iniziativa politica che riconosca al territorio i suoi diritti e agiscano per garantirsi l’effettiva partecipazione dei Comuni in tutti quei processi decisionali della Regione che incidono sugli interessi della nostra comunità, convocando la Conferenza dei Sindaci.

A distanza di oltre 1 anno dall’insediamento della Giunta Rocca si avverte la necessità urgente di provvedimenti che sappiano incidere sulle problematiche accennate ed essere il cambiamento promesso rispetto alla precedente amministrazione Zingaretti. La mancanza di personale non solo impedisce di attivare nuovi posti letto presso il Polo e migliorare le prestazioni del Pronto soccorso, ma impone al personale in servizio, che nel frattempo ha raggiunto un’età elevata, ritmi stressanti ed orari prolungati.

La risposta alle lunghe liste di attesa deve essere un piano assunzionale in tempi celeri che riporti il servizio sanitario regionale nell’alveo del pubblico e che segni la fine dell’emergenza e ridimensioni gli stanziamenti al settore sanitario privato. Non basta rifinanziare la sanità pubblica se non vengono riformate anche molte procedure organizzative-gestionali e di sperpero di denaro pubblico, introducendo forme di controllo preventivo.

La sanità pubblica è un diritto costituzionale, che la Regione non può mettere sul mercato come un prodotto aziendale, ed i Sindaci, espressione della comunità locale, comincino a difenderla con atti e fatti che siano in discontinuità con gli ultimi 10 anni. Imparino a difenderla senza polemiche politiche e strumentalizzazioni personali.

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