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PROTESTA DEI TRATTORI: 4 FAKE NEWS SUL GREEN DEAL SECONDO LEGAMBIENTE

Vere e proprie bufale che sanno solo di campagna elettorale, di attacchi gratuiti al green deal europeo e all’ambiente, mentre quello che servirebbe è una forte alleanza tra il mondo agricolo e ambientale“.

La recente protesta dei trattori che è culminata ieri a Roma ha portato in primo piano una serie di rivendicazioni del mondo agricolo, evidenziando un profondo malessere e una crisi che coinvolge l’intero settore. Tuttavia, accusare il Green Deal europeo di danneggiare i produttori e i consumatori è un’affermazione che secondo Legambiente non trova fondamento nei fatti.

Le quattro fake news sul Green Deal secondo Legambiente:

Il Green Deal danneggia produttori e consumatori

Secondo Legambiente il Green Deal rappresenta un piano ambientale mirato a facilitare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, fondamentale per contrastare i crescenti impatti dei cambiamenti climatici, che provocano danni significativi anche al settore agricolo. Il futuro dell’agricoltura, piuttosto che la sua fine, è strettamente legato al successo di questo programma.

“Mettere in discussione le strategie europee From farm to fork e Biodiversity 2030 – cardini del Green Deal – significherebbe mettere a rischio la sopravvivenza dell’intero settore agricolo e il futuro del Pianeta. La grave situazione economica in cui versano le aziende agricole (soprattutto di medie e piccole dimensioni) è legata a una politica comunitaria del passato che, per decenni, ha destinato l’80% delle risorse solo al 20% delle aziende, privilegiando le grandi e il metodo intensivo. L’unica soluzione per salvare l’agricoltura è liberarla dalla dipendenza della chimica e puntare sulla diminuzione degli input negativi idrici ed energetici. Accusare il Green Deal significa prendersela con l’unica alternativa possibile per salvarsi”.

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I pesticidi sono indispensabili per salvaguardare l’agricoltura

Secondo Legambiente, l’uso di sostanze chimiche, anziché garantire un aumento della produzione agricola o la protezione delle coltivazioni, si rivela dannoso per la salute umana. I pesticidi non solo inquinano l’acqua, l’aria, il suolo e il cibo, ma anche inducono resistenza negli insetti, portando così alla necessità di trattamenti sempre più frequenti ed efficaci.

“A ciò si aggiungono gli squilibri legati al rapporto preda-predatore e la conseguente proliferazione di una specie su tutte le altre. Un ragionamento che vale non solo per gli insetticidi ma anche per gli antibiotici. Il loro sempre maggiore utilizzo negli allevamenti ha comportato, ad esempio, lo sviluppo di una pericolosa antibiotico-resistenza. Iniziative come il rinnovo per dieci anni all’utilizzo del Glifosato vanno ostinatamente nella direzione contraria a quella necessaria per salvare il settore agricolo. Il guadagno di oggi è la perdita di domani”, spiega Legambiente.

L’Europa obbliga a non coltivare il 4% dei terreni per speculare sul lavoro degli agricoltori

Secondo l’associazione ambientalista l’affermazione sarebbe falsa poiché “la misura nasce allo scopo di favorire la difesa dall’erosione e dal dissesto idrogeologico, l’incremento della fertilità dei suoli e la tutela della biodiversità grazie ad aree incolte, siepi, boschetti, stagni e servizi ecosistemici. L’aiuto di insetti utili – come le api – è fondamentale per il raggiungimento di un equilibrio sano tra produttività e ambiente. La grave rarefazione della presenza degli insetti impollinatori – fondamentali per garantire biodiversità agricola e naturale – a cui stiamo assistendo è assai preoccupante. Il rapporto Ipbes-Ipcc spiega chiaramente che il 70% dei suoli europei contiene meno del 2% di sostanza organica. Dati sconvolgenti che fanno ben capire che, per continuare a coltivare, serve ripristinare la fertilità dei suoli.”

L’Europa vuole sostituire i cibi tradizionali con quelli sintetici

Falso. Sgombriamo il campo da equivoci: la carne coltivata non è ancora disponibile in Europa e, dunque, in Italia. Al netto di ciò, è bene chiarire che, comunque, non potrebbe sostituire la carne prodotta da allevamento tradizionale ma solo aggiungere una nuova linea di mercato per i consumatori. Peraltro, l’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, a oggi non ha ricevuto richieste di autorizzazione per quanto riguardala carne coltivata. La ricerca su questo segmento è, fortemente sostenuta dalle grandi aziende multinazionali della carne, evidentemente non interessate a ridurre i consumi di carni, ma ad espandere il loro business verso nuove filiere produttive e segmenti di mercato.

Quello sui cibi sintetici è l’ennesimo strumento di distrazione di massa sapientemente utilizzato per mettere in ombra la necessità di un cambiamento dell’attuale modello di allevamento zootecnico intensivo e industriale. Benessere animale, sostenibilità ambientale, riduzione dell’impatto negativo su acqua, aria e suolo sono gli obiettivi verso cui tendere con celerità. Occorre poi lavorare sul fronte culturale per ridurre il consumo di carne, azione utile all’ambiente e alla salute, e scommettere in chiave agroecologica sul made in Italy fatto bene. Solo così sarà possibile salvaguardare gli ecosistemi, abbattere le emissioni, mettere sul mercato prodotti più salubri e garantire agli operatori del settore una maggiore competitività”.

Cosa serve davvero per l’agricoltura europea secondo Legambiente

“Quello che serve sono misure concrete a sostegno della transizione ecologica in agricoltura come snellire la burocrazia, garantendo assistenza tecnica e politiche a sostegno del reddito, incentivare l’agroecologia, premiando chi punta sui servizi ecosistemici, lo sviluppo delle rinnovabili per produrre energia, e approvando l’inserimento dei delitti delle agromafie nel codice penale per fermare l’illegalità e la concorrenza sleale del settore.

Oggi più che mai il mondo agricolo deve puntare su sostenibilità ambientale e agroecologia se vuole guardare al futuro e rispondere alla crisi climatica che con i fenomeni estremi sta danneggiando fortemente la produzione agricola. Il problema vero non è il Green deal ma la mancanza di reddito e la Politica Agricola comune che per decenni ha distribuito finanziamenti a pioggia e per ettaro, non premiando le buone pratiche ma le grandi aziende a vantaggio dei piccoli e medi agricoltori; infatti l’80% delle risorse è andato al 20% delle aziende. Ci sono già tante realtà virtuose che stanno andando nella direzione giusta e che ci dimostrano che è possibile trovare soluzioni, l’importante è non lasciarle sole e ricordare che l’alleanza tra mondo agricolo e ambientale è la carta vincente”.

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