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PROVINCIA DI FROSINONE, ASSOCIAZIONI UNITE PER LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE

Frosinone – Sabato due marzo 2024 presso la Casa del Volontariato di Frosinone si sono incontrate diverse  associazioni concretamente attive nel rivendicare la salvaguardia della salute e delle biodiversità, minacciate da un ambiente inequivocabilmente inquinato.

Fare Verde Provincia di Frosinone e le infrazioni alla Direttiva Europea

Ha aperto il confronto il Dott. Marco Belli di Fare Verde Provincia di Frosinone APS che ha illustrato le censure poste in essere dalla Corte di Giustizia Europea nella sentenza che ha condannato l’Italia per il PM10 nel 2020 per l’infrazione alla Direttiva Europea 2008/50/CE. Ha sottolineato come  le censure fatte all’Italia non siano state recepite dalla politica.  

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Secondo la Corte «per stabilire che un valore limite stabilito nell’allegato XI di tale direttiva è stato superato rispetto alla media calcolata per anno civile, è sufficiente che un livello di inquinamento superiore a tale valore sia misurato presso un singolo punto di campionamento». Concetto ribadito in varie sentenze (sent. 26.06.2019, Craeynest e a., C‑723/17; sent. 30.04.2020, Commissione/Romania, C‑638/18).

Medici di Famiglia per l’Ambiente contro industrializzazione e biodigestori

A seguire l’Associazione dei  Medici per l’Ambiente con i dottori  Teresa Petricca  e Giovanni Martino  ha rimarcato il danno ambientale derivato dalla deriva della Valle del Sacco, secondaria ad una industrializzazione dissennata ed aggressiva verso la comunità residenziale che, attualmente, dopo quella bellica e chimica, si sta trasformando colpevolmente in quella dell’immondizia.  

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I Medici  hanno   proposto l’esecuzione  esami funzionali e  biochimici, atti a dimostrare la presenza negli organismi dei residenti  dei paesi oltraggiati, da parte di quei pericolosi inquinanti che ci minacciano con la loro presenza nelle matrici  di aria, acqua e suolo. L’Associazione Medici ha poi sollecitato di alzare la guardia contro l’annunciato proliferare di biodigestori, deputati ad accogliere ed inquinare per oltre 400.000 tonnellate  l’anno di rifiuti umidi  contro una necessità provinciale di sole 40.000 tonnellate l’anno, addirittura un decimo di quanto prospettato. La valutazione sanitaria è imprescindibile per la valutazione attuale delle conseguenze sulla salute, determinate dalla esposizione ad agenti nocivi già in essere per pregresse esposizioni derivanti da vecchi e dai nuovi impianti del SIN Valle del Sacco IT 1212.

Da Patrica arrivano le preoccupazioni per lo stoccaggio dell’idrogeno

Flavio Piroli di Fare Verde Patrica  in rappresentanza del Comitato  Rinascita  ha illustrato la pericolosità dello stoccaggio dell’Idrogeno nel contesto del territorio di Patrica dove la popolazione è già soggetta al rischio di incidente rilevante e dove sono addirittura mancante  le indicazioni da seguire in caso  di incidenti. Piroli ha puntualizzato che i tanto sbandierati impianti fotovoltaici,  a servizio del progetto Idrogeno, non potranno sufficientemente approvvigionare ed alimentare l’idrolizzatore per l’ottenimento dell’Idrogeno, con il concreto sospetto che saranno ulteriori biodigestori le fonti energetiche.  

Ceccano e l’annosa questione dell’inquinamento da PM10

L’Associazione Ceccano 2030 invece  ha  lamentato le mancate o insufficienti  risposte da parte delle Istituzioni in merito all’inquinamento da  PM10. La gravità della situazione  di Ceccano è stata ricondotta ad una polemica instaurata dal Comune, rispetto il posizionamento definito incongruo della centralina dell’Arpa Lazio, distogliendo dal vero problema emergenziale.  E’ la stessa Corte di Giustizia Europea che nell’allegato 15 lettera A, invitando alla specifica della tipologia della zona considerata come rurale, industriale o urbana sede di installazione della centralina, stabilisce, in concreto, che non esista un luogo proibito o da poter essere contestato, legittimando in modo incontestabile la localizzazione della centralina di Ceccano.

L’associazione Terra Nostra , richiamandosi al’art.2 n.5 della Direttiva 2008/50, ha sottolineato che in base alla definizione del «valore limite»  riferito al PM10 al fine «di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi sulla salute umana e/o sull’ambiente nel suo insieme, deve essere conseguito entro un dato termine e non essere superato una volta raggiunto».

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Ciò esclude l’altalenare registrato nel susseguirsi degli anni. Ne è conseguito che la  circostanza, addotta dall’Italia, secondo cui vi era una tendenza al ribasso per l’inquinamento da Pm10  non è stata  considerata degna di nota dalla Corte di Giustizia. Dire che la situazione è in miglioramento rispetto agli anni precedenti  o che è in linea con l’inquinamento invernale significa  che non sono  ancora state recepite nel loro giusto significato le CENSURE poste all’Italia dalla Corte Europea nella causa C- 644/18.

L’Avamposto della Valle del Sacco e il problema degli agricoltori

In ultimo il coraggioso rappresentante dell’Avamposto della Valle del Sacco, Sandro  Zuccaro,  ha argomentato in modo consapevole ed esaustivo il problema degli agricoltori dell’areale che sono costretti ad acquistare il fieno per il bestiame nel Viterbese, dopo aver, peraltro, subito la contaminazione degli inquinanti. Mentre si dovrebbe parlare esclusivamente di bonifica del territorio al fine di consentire una ripresa dell’agricoltura, al contrario si propongono impianti sempre più pericolosi ed impattanti sull’Ambiente, con forme di inquinamento diretto e indotto.

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Si vuole sottrarre altra terra alle coltivazioni senza considerare assolutamente che dietro il terreno ci sono le famiglie che non hanno nessuna colpa se non quella di  abitare quegli stessi luoghi, che prima dell’industrializzazione, erano una distesa di tabacco, cereali, contornati da gelsi per l’allevamento dei bachi da seta.

 Tutte le Associazioni hanno condiviso l’inaccettabilità di ulteriori aggressioni da parte di impianti inquinanti, ritenendo che la scelta continui a ricadere sul nostro martoriato territorio, ritenuto sacrificabile perché già delittuosamente compromesso.

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