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SANTA PALOMBA, RACCOLTE OLTRE 10MILA FIRME CONTRO IL TERMOVALORIZZATORE DI ROMA. M5S PRESENTA MOZIONE AL GOVERNO

Lanciata dall’Unione dei Comitati il 22 marzo scorso, la petizione contro l’inceneritore di Santa Palomba ha raccolto oltre 10.000 firme. La mobilitazione si è estesa in quasi tutti i comuni interessati dalle ordinanze commissariali, con quattro fine settimane consecutive dedicate alla raccolta firme. Cinquanta piazze sono state messe a disposizione per l’adesione alla petizione popolare.

Un gran risultato per i Comitati quello di sabato 4 maggio, giornata conclusiva della prima fase di mobilitazione contro la realizzazione del termovalorizzatore di Santa Palomba, che per l’occasione hanno anche organizzato un flash mob nel largo davanti al sito dove è prevista la costruzione dell’impianto, in via Ardeatina angolo via Cancelliera, insieme al GT M5S del IX Municipio di Roma, il M5S di Pomezia, il consigliere Regionale del M5S Adriano Zuccalà e Carla Canale della Lista civica Virginia Raggi.

Un enorme NO è stato realizzato dalle centinaia di persone presenti e decise a dimostrare il loro rifiuto per un’opera che rappresenterebbe per il territorio e per i suoi cittadini una “condanna” in quanto “inutile e dannoso” e ad opporsi ad un potere, quello del commissario straordinario per il Giubileo 2025 e sindaco di Roma Roberto Gualtieri, considerato “illegittimo“. Come simbolo di questa battaglia, è stato piantato un melograno nel sito del flash mob, “pianta sacra della latinità e simbolo di rinascita, speranza e riscossa”.

Il Comitato UST fa inoltre sapere che l’8 maggio le 10mila firme raccolte verranno consegnate al governo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Camera dei deputati e al Senato per chiedere di “rimuovere i poteri commissariali laddove non funzionali al Giubileo (è il caso di tutta l’impiantisca del Piano rifiuti di Roma) e prioritariamente sospendere la gara viste le indagini avviate dalla Procura di Roma sull’acquisto del terreno ma soprattutto sulla base del principio di precauzione stabilito nei trattati europei al cui rispetto è tenuto persino Gualtieri e posto a tutela dell’ambiente e della salute”.

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Il Movimento 5 Stelle presenta mozione al governo per chiedere di fermare la realizzazione dell’impianto

Presenti all’evento anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle della Regione Lazio, Adriano Zuccalà e Alessandra Zeppieri, durante il quale hanno fatto sapere di aver depositato una mozione al Governo, a firma della deputata 5 stelle Ilaria Fontana, per chiedere di valutare la possibilità di fermare la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti nell’area contaminata fino al termine delle dovute azioni di risanamento ambientale e di assicurare la disponibilità di garanzie finanziarie per ogni progetto previsto dalle ordinanze commissariali per il Giubileo 2025 che potrebbero influenzare l’ambiente.

Per Zuccalà risulta infatti “assurdo” che vengano concesse nuove autorizzazioni per la realizzazione di impianti senza sapere prima come uscire dal problema dell’inquinamento di cui il territorio già soffre. Come si legge nella mozione presentata dai 5 Stelle, infatti, “l’area è già oggetto di una contaminazione di acque sotterranee già dal giugno 2021 quando Arpa Lazio informò le autorità competenti che in corrispondenza di due piezometri ubicati a valle idrogeologica esternamente al deposito di carburanti Eni di Pomezia – Via della zoologia avevano evidenziato la compromissione dello stato di qualità ambientale delle acque sotterranee per la presenza di idrocarburi, sia per quanto concerne la falda intermedia che profonda. La notifica evidenziava anche «l’opportunità di interdire l’emungimento delle acque sotterranee contaminate per uso domestico e non»;

le indagini circa l’eventuale presenza di contaminanti nell’area ha avuto infatti inizio già a fine 2019, quando in campionamenti di acqua in un pozzo privato di un allevamento hanno evidenziato l’elevata presenza di «idrocarburi totali (espressi come n-esano) ed idrocarburi frazione volatile/estraibile, oltre a non conformità ai sensi del decreto legislativo n. 31 del 2001 per le acque destinate al consumo umano». A fronte di questi campionamenti il Sindaco dispose l’immediato divieto d’uso; successivamente, nel giugno 2021, Arpa Lazio segnalò la presenza di idrocarburi anche in acque sotterranee in corrispondenza di due piezometri ubicati a valle idrogeologica esternamente al deposito Eni di Pomezia – Via della zoologia, sia per quanto concerne la falda intermedia che profonda;

Leggi anche: TERMOVALORIZZATORE SANTA PALOMBA: ANCHE EUROPA VERDE CONTRARIA AL PROGETTO

a seguito delle risultanze sui campioni di acqua venne attivato un tavolo tecnico con comune di Pomezia, regione Lazio, città metropolitana di Roma Capitale, Arpa Lazio, prefettura di Roma, Istituto superiore di sanità, Asl RM2, Acea ed Eni per pianificare le procedure di valutazione del rischio sanitario sito-specifiche per garantire la tutela della salute della popolazione; la situazione di contaminazione si colloca in un’area a forte vocazione industriale, con presenza di stabilimenti di importanti dimensioni nonché di industrie a rischio di incidente rilevante, sita a ridosso di un’area a vocazione chiaramente agrozootecnica. Tale peculiare contesto potrebbe presentare differenti scenari di esposizione per la popolazione agli inquinanti ambientali riscontrati e si ritiene pertanto necessario approfondirne la valutazione”.

La realizzazione di un impianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani indifferenziati avente una capacità pari a 600.000 tonnellate per anno di rifiuti, in località Santa Palomba, non piace a molti, poiché, trattandosi di un’area già fortemente compromessa da fattori di notevole pressione ambientale, si potrebbero generare “ulteriori aggravi in termini di inquinamento, sia della matrice aria che del suolo, data la produzione di scorie da dover smaltire”.

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