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TREVI NEL LAZIO, I LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA DELLA SCUOLA SONO FERMI DA UN MESE. LE CRITICHE DI UNIONE E CAMBIAMENTO

Il gruppo Unione e Cambiamento di Trevi nel Lazio denuncia una situazione problematica riguardante la scuola dell’infanzia di Trevi. I lavori per la messa in sicurezza della struttura sarebbero stati interrotti a causa della mancanza di fondi da parte del Comune, causando disagi significativi.

Il gruppo critica l’amministrazione locale per non aver gestito correttamente i fondi pubblici, causando ritardi nei pagamenti alle imprese appaltatrici e, di conseguenza, la sospensione dei lavori, evidenziando quindi la mancanza di lungimiranza nell’approcciare la situazione, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza degli studenti, che sarebbero costretti a frequentare una scuola in condizioni precarie, con rumori, polvere e aule claustrofobiche. Di seguito riportiamo le critiche di Unione e Cambiamento in forma integrale.

Unione e Cambiamento: “Senza buon senso, senza lungimiranza!”

“Oggi è un mese esatto che i lavori, di messa in sicurezza della scuola dell’infanzia, sono fermi. Iniziati lo scorso settembre, hanno vissuto momenti di attività intensa, momenti di rallentamento ma, tranne qualche giornata, mai una interruzione così lunga. Il motivo? È presto detto!

Il Comune di Trevi, comune in predissesto, indebitato fino al collo (debiti che stiamo pagando noi con l’addizionale comunale IRPEF ed il passaggio ad ACEA), non dispone di denaro per anticipare i pagamenti degli stati di avanzamento, per cui, finiti i “dollari” anticipati dal Ministero, la ditta sospende i lavori, punto. Senza Lilleri non si lallera!

L’attesa, in questi casi, può durare anche svariati mesi. Tant’è che neanche i lavori gemelli, in atto presso le scuole elementari e medie “Camilloni”, sembrano godere di buona salute. Insomma, per come funziona l’Italia, si tratta di storie di ordinaria amministrazione che si verificano a Trevi come in tanti altri comuni e, questo, fintanto che continueranno a tollerare amministrazioni che non sanno gestire il denaro pubblico e, pur essendo comuni potenzialmente ricchi, sanno solo causare debiti e danni ai cittadini. La nostra ne è un esempio clamoroso!

Il problema verso cui vogliamo puntare il dito con questo post, quindi, non è propriamente la sospensione dei lavori. Ci domandiamo, infatti, COME SIA STATO POSSIBILE AVVIARE I LAVORI IN UNA SCUOLA, CON I BAMBINI DENTRO LA SCUOLA, SAPENDO, CON CERTEZZA MATEMATICA, CHE I LAVORI SI SAREBBERO PROTRATTI A TEMPO INDEFINITO? La domanda, ovviamente senza ottenere risposta, l’avevamo già posta a settembre dello scorso anno, proprio all’inizio dei lavori stessi.

Ma Grazioli e la sua amministrazione, nel caso specifico, l’ass.re ai lavori pubblici, Pietro Salvatori, quando l’argomento non gli aggrada, si rintanano, tra le mura amiche di palazzo Speranza, e accettano confronti solo se possono fare i forti con i deboli. Così i nostri figli, i nostri nipoti ovvero il futuro della nostra comunità, si ritrovano a vivere la loro esperienza scolastica, SENZA COLPE O PECCATI DA ESPIARE, da innocenti quali sono, in una sorta di girone dell’infermo, tra rumori assordanti, polveri da demolizioni, aule claustrofobiche (come le scatole cinesi) e percorsi, di uscita ed entrata, ad ostacoli.

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Della serie: la sicurezza, questa sconosciuta! Tanto, da quel che sappiamo, ogni responsabilità sembra essere in capo alla dirigenza scolastica, mica al tandem Grazioli/Salvatori!?!? I bambini della materna, poi, che tristezza! Dovrebbero vivere spazi allegri, stimolanti, da fiaba e si ritrovano, oltre che nella situazione appena descritta, con pochi servizi igienici e fuori la loro portata (water e lavabi troppo grandi), problema a cui hanno maldestramente sopperito con antigieniche pedane di legno. Terzo mondo, insomma! Cosa dire? Che sarebbe finita così lo si sapeva prima che cominciassero e allora cosa si poteva fare?

Intanto non si tiene aperta una scuola, con i bambini dentro, in queste condizioni. Per capirlo non ci vogliono né ingegneri, né responsabili della sicurezza, né dirigenti scolastici, né assessori ai lavori pubblici, né sindaci, ma sarebbe bastato un pizzico di buon senso e una normale attenzione per i minori! Se si comprende questo, si può comprendere anche che, senza gli studenti a scuola, i lavori potevano procedere più spediti e, le interruzioni più sopportabili. La soluzione o le soluzioni che si sarebbero potute adottare sono le stesse che hanno utilizzato in altri comuni: reperire ed adattare altre sedi temporanee; l’uso di moduli specifici per lo scopo.

Certo è che, per la scuola dell’infanzia (800.000 € di finanziamento, distribuiti dal Governo Renzi, a seguire il terremoto del 2016), come intelligentemente fatto da amministrazioni più lungimiranti, invece di incatenare vecchie mura, di 70 anni fa, lasciando persino il vecchio tetto, forse era meglio UNA PIÙ OPPORTUNA, CINVINCENTE E EFFICACE DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE. Si sarebbero potuti utilizzare materiali all’avanguardia ed ecocompatibili, creare una struttura più piccola (non servivano più gli ex alloggi delle suore) e, ovviamente, autosostenibile dal punto di vista energetico. Ma per fare questo ci vorrebbe un’amministrazione che avesse, al contempo, buon senso e lungimiranza e la nostra non è dotate né dell’uno né dell’altra.

P.S. – Visto che il passaggio del nostro servizio idrico ad ACEA ha fruttato, per il momento, la bellezza di € 1.150.000, almeno avessero avuto il buon gusto di utilizzarli per anticipare gli stati di avanzamento alle ditte appaltatrici, così da farle lavorare speditamente. E invece no! Invece che agli studenti sembra sia stata data priorità ai tanti creditori che, a frotte, bussano alle porte del nostro Comune”.

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